Consuelo, la dottoressa che sussurra ai cavalli

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ROCCA DI PAPA / storie – Una storia d’amore tra la donna e uno stallone dopato e maltrattato

di Rita Gatta

 

Papà toscano, mamma argentina, Consuelo Maria Pugi ha amato i cavalli sin da piccola, da quando andava sulle botticelle o sui pony e ha saputo con loro stabilire un legame profondo che va oltre la fisicità di un’inebriante corsa al galoppo. Ma iniziamo da quando la protagonista della nostra storia, tecnico federale di Campagna FISE ( Federazione italiana sport equestre) resta incantata davanti a un giovane stallone che acquista, consigliata da un suo collega. Solo alcuni giorni dopo si accorge che la bestia era stata dopata e, terminato l’effetto della droga, il cavallo si rivela intrattabile, pericoloso addirittura. Superato l’impatto negativo, Consuelo decide di armarsi di pazienza e applica all’irrequieto stallone un approccio teso a desensibilizzare quel che intuisce sia un trauma legato al passato.

La Dott.ssa Pugi, orgonomista, fa parte della società Berkana, nella quale si svolgono attività di recupero relazionale e psicosomatico, valorizzando capacità e risorse della persona. La scienza che viene applicata si rifà alla teoria di Wilhelm Reich; l’associazione trae benefico anche dall’approccio con i cavalli e la loro vita naturale nel branco: equitazione ecologica, così viene denominata questa terapia che si basa sul rapporto con il cavallo con il quale va trovato e condiviso un punto di incontro.

Tornando al giovane quadrupede, Consuelo verrà poi a sapere, osservando comportamenti e atteggiamenti dello stesso animale, che la povera bestia era stata oggetto di maltrattamenti da parte di umani, gente senza scrupoli che, per piegarne la volontà ribelle, l’avevano tenuta chiusa al buio, senza mangiare e bere. Presentava cicatrici dovute a ferite agli stinchi, fasciati con corpi taglienti per evitare che durante le gare urtasse le barriere. Il lavoro di Consuelo è stato quello di applicare la stessa terapia usata per i traumi che colpiscono anche l’uomo. Pian piano lo stallone ha lasciato cadere quella sorta di autodifesa che gli impediva di aprirsi ed è riuscito a comunicare con l’essere umano attraverso un linguaggio non verbale, liberandosi dai blocchi dovuti a quelle fratture interiori che lo avevano piegato e distrutto.

L’ho visto nel suo ambiente, insieme al suo branco, docile, pronto a farsi accarezzare, tranquillo. Quel pomeriggio alle scuderie, a Rocca di Papa nell’Agricola Vivaro, ho avuto il privilegio di entrare in un mondo che non conoscevo: una realtà fatta di amore e rispetto tra l’uomo e il cavallo, fiero e nobile quadrupede che sa amare e vivere in simbiosi con chi gli dimostra affetto e rispetto. Un amore antico che l’uomo ha dimenticato nel tempo e che la sensibilità e la passione possono far rivivere e trasmettere. Lo stesso cavallo ora è parte integrante della terapia e la simbiosi con l’umano, recuperata grazie alla pazienza e perseveranza di Consuelo, è il risultato tangibile della grande tenerezza che può esistere tra le creature di questo mondo.

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