Movimento per Rocca di Papa: ”Perchè diciamo no al Bike Park”

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ROCCA DI PAPA/attualità – Il gruppo puntualizza la sua contrarietà alla proposta

COMUNICATO STAMPA

Per prima cosa dovremmo capire cosa intendono per bike-park i sostenitori della proposta. Cominciamo con il dire che il mountain biking può essere diviso in diverse categorie: cross country, ciclo escursionismo, enduro, downhill, freeride, slopestyle,dirt jumping e trial. La gran parte del mountain biking però ricade nella”pedalata” non agonistica delle categorie cross country e cicloescursionismo. Con la creazione del bike-park si vorrebbe dedicare gran parte della vetta di Monte Cavo alla sola disciplina “di nicchia” del ”downhill”. Questa è una disciplina gravity che si svolge completamente in discesa lungo piste di massimo 3,5 chilometri preparate su pendii anche molto ripidi e con ostacoli naturali o artificiali, come salti, gradoni alti e sezioni sconnesse di rocce e radici facendo affidamento solo sulla forza di gravità per la propulsione. Volendo fare un raffronto con le altre discipline il “downhill” è praticato da non più del 2-3 % dei mountain bikers.

Detto questo vogliamo enunciare le ragioni del no al bike-park a Monte Cavo.

1. Il rischio idrogeologico: il terreno del Vulcano Laziale, che comprende Monte Cavo e Monte Faete, è caratterizzato prevalentemente da rocce ricoperte da un sottile strato di humus (circa cm. 60 – 100) che con il tempo e sotto l’azione aggressiva dell’uomo (disboscamento con il trascinamento dei tronchi, apertura di strade di esbosco, ecc.) diminuisce in maniera progressiva fino a creare, specialmente durante le abbondanti piogge, un reale rischio idrogeologico con conseguenti frane e smottamenti. La creazione e l’incentivazione di percorsi per “downhill” amplificherebbe la così detta erosione per rigagnoli, ovvero di pericolose vie di acqua con dilavamento e asportazione di terreno e rocce.

2. L’uso esclusivo del patrimonio boschivo pubblico: a differenza di altre discipline sportive e ricreative come il nordic walking, il traking, il cicloescursionismo, il cavallo, le passeggiate, ecc. il “downhill”, vista la pericolosità e le caratteristiche proprie dell’attività, necessità di un uso esclusivo dei tracciati. Questo esclude la possibilità di condivisione del territorio  e dei percorsi boschivi.

3.       L’impatto ambientale: essendo il “downhill” una disciplina gravity necessita di attrezzature per la risalita sia dei drivers sia dei mezzi. Vista la mancanza di impianti esistenti a Monte Cavo la risalita dovrebbe essere garantita da pulmini attrezzati che dovrebbero percorrere in continuazione su e giù l’attuale strada di Monte Cavo e i collegamenti con la zona dei Campi di Annibale.

4.       La mancanza di infrastrutture: solitamente, in tutto il mondo, i bike park nascono in presenza dei complessi sciistici che, finita la stagione invernale, sfruttano nei mesi primaverili ed estivi le esistenti piste oltre agli impianti e alle strutture come parcheggi, seggiovie, ovovie, rifugi, ecc., ovvero tutto ciò che manca e che non potrà mai essere realizzato a Monte Cavo e nelle zone limitrofe. La stessa strada di Monte Cavo risulta pericolosa e non idonea al regolare transito degli automezzi (chi pagherebbe in caso di danni a persone e /o cose?)

5.       La scarsa redditività: come detto il “downhill” è una disciplina di “nicchia”praticata da una bassa percentuale di bikers e, per le caratteristiche tecniche, per di più giovani. La creazione di un bike park difficilmente potrà coinvolgere le attività commerciali locali che mirano, giustamente, a soddisfare le esigenze e le aspettative di nuclei familiari più ampi, con soggiorni naturalistici e ristorazione di qualità.

Queste sono parte delle ragioni del nostro no e auspichiamo che le nuove energie e sinergie delle associazioni locali vengano indirizzate e coinvolte verso iniziative sostenibili e redditizie per il nostro territorio. Dovremmo imparare ad osare di più per “riappropriarci” di ciò che dovrebbe essere nostro. Dovremmo “riconquistare” e recuperare il Monastero e la vetta di Monte Cavo. Dovremmo “riconquistare” e recuperare il Centro Equestre Federale di Vivaro per creare un nuovo centro sportivo polivalente quale ingresso al nostro meraviglioso Parco Naturale dei Castelli Romani … dovremmo far capire che la nostra rinascita parte dal saper osare e dal saper chiedere nel rispetto dell’immenso ed inestimabile patrimonio boschivo affidatoci.

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