Ciambella degli Sposi: la sfida per una denominazione protetta

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ROCCA DI PAPA – Una grande tradizione che ha bisogno di fare il salto di qualità definitivo

di Fabrizio Giusti

Rocca di Papa ha una ricchezza: avere tra le sue tradizioni un’originale modo di celebrare il matrimonio. La Ciambella degli sposi, notissima tra i suoi concittadini, da oltre due secoli caratterizza il periodo antecedente alle nozze come segno di buon augurio da condividere. Assieme alle partecipazioni, come tutti ben sanno, è usanza, per i più ligi alla narrazione popolare, donare un sacchetto contenente 6 ciambelle per chi non è stato invitato al matrimonio, 8 per tutti gli invitati ed i cugini, 12 per gli zii ed i nonni, 18 per la comare di Battesimo e 24 per la comare di Cresima. Tradizione rispettata dai roccheggiani, il dolce, recentemente, è diventato anche protagonista di una festa a tema che ogni anno ravviva le vie centrali del paese tra enogastronomia e sfilate di spose.

Dichiarata nel 2011 Prodotto Tipico della Regione Lazio, e inserita anche nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani, la Ciambella degli Sposi avrebbe ora bisogno di un ulteriore balzo di qualità per utilizzarlo come una vera e propria occasione di rilancio economico e turistico. Tuttavia va detto che la concessione dei riconoscimenti DOP e IGP è soggetta ad una lunga istruttoria, che inizia con la costituzione della associazione dei produttori interessati e la preparazione della documentazione idonea a presentare la domanda di registrazione del prodotto al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. La domanda deve essere corredata da elementi chiari di identificazione del prodotto, dettagliato disciplinare di elaborazione del prodotto conforme ad usi leali e costanti consolidati nel tempo, zona di produzione, documentazione dell’origine storica del prodotto nella zona proposta (almeno 25 anni), ente incaricato della certificazione (scelto fra quelli autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali).

Il Ministero, verificata la conformità della documentazione ai requisiti richiesti dall’Europa, compie una ulteriore verifica con la Regione e la Camera di Commercio territorialmente interessate, e poi pubblica la proposta di disciplinare sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana attendendo 30 giorni per raccogliere eventuali opposizioni. Terminata questa fase, la domanda viene trasmessa all’Unione Europea che la esamina e la pubblica sulla Gazzetta Ufficiale europea. In questo caso l’attesa di eventuali opposizioni dura sei mesi, oltre i quali viene finalmente concessa la registrazione. Da questo momento il prodotto potrà fregiarsi del marchio DOP o IGP, si costituisce e diviene operativo il Consorzio di Tutela del prodotto, organo di rappresentanza dei produttori, e si attiva quasi automaticamente il sistema di certificazione del prodotto.

Che sia venuto il momento per il salto di qualità definitivo della nostra amata Ciambella roccheggiana? Che il dibattito si apra. La speranza è che tutti gli attori chiamati a realizzare questo grande progetto colgano lo spunto e si animino di buona volontà, dal primo all’ultimo.

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