L’archeologo Arietti svela il grandioso libro della Via Sacra

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ariettiROCCA DI PAPA / Attualità – Lettere e falli disseminati sui basoli testimoniano la sacralità di una strada unica al Mondo

Le nuove scoperte in merito alla storia della Via Sacra sono state al centro della conferenza tenuta dall’archeologo Franco Arietti all’interno della rassegna fieristica “Rocca medievale” conclusasi domenica scorsa.

Lo studioso, attraverso l’utilizzo di slide, ha mostrato ai presenti gli esiti delle sue osservazioni e dei suoi studi, per gran parte resi possibili a seguito della straordinaria opera di pulizia effettuata dal Gruppo archeologico latino di Rocca di Papa il mese scorso.

E’ stata proprio l’attenta opera di bonifica dei basoli, uno ad uno, a porre in evidenza le differenze tra le varie strade che si sono succedute negli anni, da quella arcaica a quella repubblicana e per finire a quella imperiale.

E’ alla fine del III secolo a.C. che la strada repubblicana sostituisce quella arcaica, in tufo, a partire probabilmente dall’Appia Antica. Si deve giungere al I secolo d.C. invece per arrivare alla nuova pavimentazione di età imperiale, con basoli non più lisci ma scalpellati, per non far scivolare i cavalli in salita, con una larghezza di 4 metri, a partire dalla “Guardianona” – un presidio ottocentesco in cui la guardia pontificia presidiava l’area infestata dai briganti – fino a prato Fabio.

Lungo il percorso della via Sacra, che gli studiosi fanno risalire al III secolo a.C., sia perché tra il 223 e il 173 a.C. è documentato lo svolgimento di tre ovazioni, ossia trionfi minori dei consoli con il sacrificio di una pecora, che dunque con tutta probabilità necessitavano di una strada percorribile, sia perché la presenza di una famiglia potente quale i Fabi, nella località roccheggiana che prende da qui il nome, Prato Fabio, molto probabilmente aveva premuto per la realizzazione di una strada che portasse ai propri possedimenti, Arietti ha notato l’incisione delle lettere N e V. Ventidue in tutto per la precisione, 14 N e 8 V.

Ebbene la scoperta dell’archeologo sta proprio nell’aver dato una spiegazione a queste incisioni che arricchiscono il prezioso libro dei basoli della Via Sacra, dopo il CV che sta per Curatore Viarum, ossia il collegio di magistrati preposti alla manutenzione delle strade introdotti da Augusto, e i numerosi falli, un immagine ricorrente di buon auspicio.

Lo studioso ha accostato queste incisioni con il fatto che a partire da prato Fabio fino alla vetta la strada repubblicana è stata fatta oggetto di svariati restauri per circa un chilometro e mezzo. E questi restauri sono indicati proprio dalla lettera N. Per ogni tratto restaurato i romani usavano accostare lungo la crepidine, i massi laterali che delimitavano la strada, due massi più grandi detti “gonfi”, e su quelli interni e sul basolo centrale veniva incisa la lettera N che sta per “novum pavimentum” o “nova pars”, spesso accostati invece alla lettera V, che indicava il tratto non restaurato subito dopo.

Secondo lo studioso i restauri sono stati minimo 26 ed il motivo risiede nel profondo rispetto che i romani nutrivano per questa strada, appunto perché sacra. 22 lettere vecchie ventidue mila anni, un patrimonio unico al mondo.

E poi qualche curiosità sul fatto che le lettere, incise da servi o liberti, comunque analfabeti, sono scritte in maniera imprecisa, a volte solo abbozzate, secondo uno stile che permette di individuare la stessa mano che ha operato su più tratti.

E lo stesso rispetto per questa strada lo si ritrova, a detta dello studioso, nella grandiosa scoperta di un breve tratto di strada arcaica, circa 20 metri, nella zona che va dalla cappella vicino alla terrazza panoramica fino a prato Fabio, in cui il vecchio banco di tufo è riemerso per via dello scivolamento dei basoli sovrastanti, che i romani, per non sbancare la strada precedente, hanno semplicemente poggiato sopra.

Il tutto per arrivare al tempio di Giove Laziale, anch’esso al centro di una diatriba tra studiosi sulla sua reale esistenza o meno, dal momento che i suoi resti non sono mai stati rinvenuti. Ma questa è tutta un’altra, preziosa, storia.

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