Il Papa che vuole fermare la ”terza guerra mondiale”

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Tornando dalla Corea, il forte appello che può segnare una svolta anche nel Ponteficato dal Pontefice scelto ”dalla fine del mondo”

Durante il volo di ritorno dalla Corea, Papa Francesco, nella giornata di ieri, ha sottolineato la crudeltà delle guerre in corso nel mondo, segnalando il livello di ”crudeltà spaventosa” di cui spesso sono vittime i civili inermi. “La tortura – ha aggiunto – è diventata un mezzo quasi ordinario. Questi sono i frutti della guerra. Siamo in guerra: è una terza guerra mondiale, anche se a pezzi”. Poi ha ribadito: ”Dove c’è un’aggressione ingiusta posso solo dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sottolineo il verbo fermare, non bombardare o fare la guerra”. Il Papa ha quindi affermato di essere pronto ad andare in Iraq o Cina anche domani. Parole alte e nobili contro le troppe disumanità che ci circondano.

Povertà e guerra stanno sempre più entrando nel cuore del Pontificato di Papa Bergoglio e questo non può che segnare una svolta importante per l’immagine della Chiesa di Roma all’estero. La Chiesa stessa, con le sue strutture e le sue missioni, molto ha fatto per eliminare queste piaghe dell’umanità, anche con il sacrificio di centinaia di religiosi, veri martiri della fede moderna. Tuttavia sarebbe anche ora che si facessero scelte storiche. E forse Papa Francesco ha deciso di iniziare a compierle. Lasciare il palazzo del Rinascimento, il grande museo di marmo, abbandonando sempre più spesso Roma per parlare ai popoli del mondo, è una delle soluzioni.

Per comprendere i problemi del mondo è fondamentale infatti calarsi nelle realtà, toccarle con mano, insediandosi tra i poveri e i diseredati e riportando così il cristianesimo negli ambienti in cui è nato e dove Cristo stesso portò la sua parola diventando emarginato con gli emarginati. Il Papa forse ha deciso di inserirsi in questo contesto. Una scelta che da sola non è in grado di risolvere i problemi, ma che ha l’intuizione di metterci di fronte a delle riflessioni, tali da imporre agli uomini di buona volontà una nuova strada da individuare per la gestione dell’esistenza umana e delle sue risorse.

Il mondo di oggi non è giusto. L’Africa è diventato l’obitorio terrestre, il medioriente è incendiato da conflitti storici, l’est dell’Europa vive nella guerra, l’America è investita da una nuova questione razziale, il vecchio continente declina nelle nuove povertà, la gran parte del globo muore di fame o vive all’interno di squilibri sociali intollerabili. Un’altra via è doverosa. Questa è giunta al suo capolinea o ci giungerà presto.

 

 

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