”Tutta Rocca di Papa”: tra ricchezze perdute, nostalgie e valorizzazione

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rdp1ROCCA DI PAPA/ eventi – Il Gruppo Facebook vola. Quasi 1500 aderenti ed un archivio di foto straordinario e commuovente che ha fatto tornare in voga il grande spirito di appartenenza di un’intera comunità

Il circolo sportivo del 1945, la vecchia processione, la diligenza che arriva in piazza, il ristorante Monte Cavo prima dell’aggressione della modernità, Piazza dell’Erba, il matrimonio che passa per le vie del Corso, i Campi di Annibale quando erano sede di accampamenti militari o esercitazioni, i festeggiamenti del mondiale del 1982, aneddoti sull’occupazione tedesca e su matrimoni ”misti” scampati per un pelo, le bellissime immagini di una Vermicino-Rocca di Papa di ottanta anni fa oppure le foto della nonna da giovane in posa con la nipote, cartoline, biglietti della mitica funicolare, i video di momenti importanti per la vita del paese come la visita di Giovanni Paolo II o la storica sequenza del film di Black Edwards ”La Pantera Rosa”, la gradevole discussione in dialetto, i proverbi locali. ”Tutta Rocca di Papa”, il gruppo nato grazie ad una intuizione di Luigi e Franco Carfagna, è esploso mediaticamente sul web con il suo carico di sentimenti, ricordi e speranze, ma anche di storia e di personaggi che hanno segnato la comunità roccheggiana profondamente attraverso i decenni. Un archivio che si sta aprendo a tutti, con una adesione che in poco tempo hardp2 raggiunto quasi i 1500 membri e che si appresta, forse, a segnare una strada come accaduto già per altre espressioni similari nate su Facebook e che hanno generato con il tempo associazioni, iniziative di solidarietà o addirittura eventi finalizzati al recupero di angoli di paese deturpati o caduti in rovina.

”Tutta Rocca di Papa” sta facendo emergere un senso di appartenenza che si identifica per il suo carattere positivo ed inclusivo, dove nessuno (finalmente) fa sterili polemiche e ognuno dà il suo contributo di documenti scovati magari nella cantina di casa, dove le cose vecchie il più delle volte giacciono come ruderi per essere ammirate quando serve o quando le famiglie hanno bisogno nuovamente di riscoprirsi per capire dove andare.

Alcuni utenti e cittadini, in questo viaggio, si stanno distinguendo con antiche immagini e nuovi scorci, facendoci vedere la cittadina in tutto il suo fascino e ricostruendo un filo conduttore che attraversa i secoli e le generazioni in un commuovente tesoro che avvicina i cuori attraverso la narrazione popolare. Ecco aprirsi così i vecchi album impolverati. Quello di Armando Serafini, ad esempio, sta letteralmente popolando la pagina con una Rocca di Papa antica e moderna, sociale e perduta, ancora possibile o persino dimenticata. Come lui anche Luigi Keta, Giorgio Serafini, Paola Rufini, il Bar Centrale, Tuatha Na Sidhe Danira, Oriana Croce, Gino Gino, Luigi Carfagna, Rita Gatta o Franco Carfagna rdp3si stanno impegnando, in queste ore, per fare in modo che l’iniziativa abbia sempre più successo e pubblicizzi l’immagine del paese oltre i suoi confini. Nel frattempo nuovi amici si aggiungono e sempre più vasta si fa la platea curiosa di cittadini che guardando come erano gli altri indagano un po’ anche sé stessi.

La speranza è che ”Tutta Rocca di Papa”, nel suo slancio di amore, riesca anche a sensibilizzare, proprio attraverso la sua natura culturale e apolitica, la capacità di rendersi utile ad una causa fondamentale: la riscoperta delle origini al fine di non disperderle e di reintrodurle come elemento essenziale – e non accessorio – per la conservazione dell’intera cittadina, del suo sviluppo e del suo decoro. Per fare in modo che certi angoli ritrovino la dignità scomparsa, la bellezza originale, il paesaggio oggi non più godibile a causa di un traliccio di troppo. Insieme, ricucendo quel tessuto sociale oggi un po’ più complesso a causa di una multietnicità che non può che essere ricchezza anziché minaccia o ancor peggio dispersione delle identità rdp6reciproche.

Jules Renard, nel suo Diario, scrisse: ”Il mio paese è là dove passano le nuvole più belle”. Cesare Pavese, ne ”La luna e i falò” (1950), disegnò così la sua idea: ”Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. ”Tutta Rocca di Papa”, sfruttando la modernità orizzontale e multimediale, sta facendo affiorare la purezza di questa consapevolezza. Speriamo non si perda.

 

 

 

 

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