No, la pistola elettrica no

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Il primo via libera ai ”taser”, arma criticata dalle organizzazioni umanitarie nel mondo

In queste ore, grazie ad un emendamento di Gregorio Fontana (Forza Italia) al decreto stadi approvato dalle commissioni Giustizia e affari costituzionali della Camera, è stato dato il primo via libera, in via sperimentale, alla pistola elettrica ”Taser” in uso alla Polizia. Ora la vicenda passerà ora in Aula per il consueto iter.

I ”taser”, in dotazione a molte polizie del mondo, sono spesso oggetto di critiche in quanto immobilizzano il soggetto grazie a una scarica elettrica. Amnesty International ha già espresso il suo parere a riguardo, con toni di preoccupazione. Dal 2001 – denuncia l’asseociazione – data di acquisizione dal taser nel Nordamerica, i morti sono stati 864. Il 90% di questi era disarmato. Studi medici a disposizione di chi si batte contro questo strumento  – che per alcuni rasenta i limiti della tortura legalizzata – dimostrano come persone che soffrono di disturbi cardiaci o in particolari stati di alterazione, possono perdere la vita o riportare gravi conseguenze, talvolta irrimediabili, se colpiti da questa arma. Amnesty International crede inoltre che con il tempo sopraggiunga il rischio di un uso eccessivo e gratuito della pistola. A questo si sta aggiungendo, nelle ultime ore, anche un dubbio di natura economica. ”Pistole elettriche invece dello sblocco degli stipendi e la tutela della salute della polizia”, si è gridato da qualche parte. In effetti non è ancora chiaro quanto costerà l’operazione e che conseguenze avrà sul piano economico il progetto.

Mario Battaglini, consigliere di Cassazione, ebbe modo di scrivere negli anni settanta, a proposito della restrizione delle misure cautelative durante il periodo della Legge Reale sull’ordine pubblico, un giudizio che riprendeva una citazione espressa da Vincenzo Cuoco almeno 170 anni prima. “Io temo – scrisse – più le piccole usurpazioni giornaliere, fatte perlopiù sotto apparenza di bene, che non si avvertono, e talvolta si applaudono, finchè l’abuso diventa costume e si conosce il male solo quando diventa gigante”. Sulla pistola elettrica, figlia di una cultura mediatica che sta creando, attraverso un quotidiano sciacallaggio dei gravi fatti di cronaca nera, un timore di convivenza diffuso tra i cittadini, il dibattito è quindi aperto.

L’impressione che si ha è che sarà solo un ulteriore oggetto di discussione e divisione della società civile. La speranza è che prima di metterla in dotazione ufficialmente la politica faccia un profonda riflessione sul caso. Valutando i pro, ma sopratutto i contro. La richiesta di sicurezza, infatti, non può passare per metodi contestati, ma solo largamente condivisi.

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