Lilith Di Rosa, un talento sensibile nel gioco precario della vita

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lilith2ROCCA DI PAPA/ cultura – Successo per l’iniziativa organizzata presso la Biblioteca comunale con lo scrittore di ”Russian roulette”, salito alla ribalta dopo il passaggio televisivo a ”Mastepiece”

Rocca di Papa e Amsterdam, storie piccole e storie grandi, distanze e passi brevi, precarietà e rabbia che non sa dove incanalarsi, ricerca di un equilibrio impossibile in una società che non te lo permette più, raccontare il disagio e la speranza, i proprio sogni e le proprie incertezze. Lilith Di Rosa, ieri pomeriggio, durante l’incontro organizzato nella Biblioteca comunale di Rocca di Papa, ha raccontato tutto questo e altro. Ha messo in fila le sue emozioni e le sue sensazioni senza un filo conduttore preciso, spaziando dai suoi punti di riferimento alla spiegazione del malessere della sua generazione un po’ scomparsa dentro al mostro della precarietà, dei ”senza futuro”, del vivere quasi alla giornata, della disoccupazione, dell’impossibilità di darsi delle prospettive certe anche sul piano privato attraverso una famiglia o dei figli. Il gioco della vita, oggi, è un valzer precario, una rasoio che può essere impugnato dalla parte sbagliata.

Moderato dalla professoressa Anna Fondi, l’appuntamento di Lilith con le persone del suo paese di origine è stato liberatorio e riflessivo allo stesso tempo. ”In verità – ha detto – mi sento più a mio agio in un negozio di dischi, che ora non esistono più, che in una libreria. Sono uno scrittore anomalo. Ma scrivere è ciò che mi riesce più facile”. I suoi racconti sono cominciati vivendo, semplicemente, come tutti cercano di fare ogni giorno. ”Ero in Olanda, facevo il cameriere, scrivevo quello che accadeva: una storia, le persone che incontravo, le mie esperienze. La fantasia mi serviva per tenermi a galla in una vita difficile come quella dell’emigrante. Mettere insieme le parole mi ha aiutato, era uno sfogo per ordinare idee e pensieri, per evitare di impazzire”. ”Russian roulette”, il romanzo protagonista della sua partecipazione nel talent di Raitre ”Masterpiace”, è nato proprio così. Il protagonista lascia Roma per Amsterdam. E nulla è come prima.

Abbandonare un mondo per incontrarne un altro è anche quello che è capitato a Lilith. Incalzato sul descrivere mondi così diversi, cioè Rocca di Papa e Amsterdam, afferma: ”Questa è casa mia, con Rocca di Papa ho un rapporto di amore e odio. La mia infanzia è stato un momento in cui mi sentito escluso perché ero di famiglia romana. Poi rotta quella barriera che mi separava dagli altri, sono stato accolto bene. La città è più veloce, ma superficiale. Qui ho trovato un affetto sincero e duraturo”. Un luogo enormemente diverso da Amsterdam, città nella quale Lilith ha vissuto e in cui ha trovato fonte di ispirazione. ”Amsterdam ti accoglie bene – dice – ma se non hai i soldi è difficile viverci. E’ una realtà in cui la libertà si compra. Ci sono delle contraddizioni che oggi sono al limite. Però è un posto in cui c’è molta cultura, è nel cuore dell’Europa, è stimolante sotto molto aspetti”. Amsterdam è teatro anche di ”Russian roulette”, figlio un po’ delle fonti letterarie a cui Di Rosa ha attinto prima del suo cammino di autore. Una formazione che passa per Emanuel Carnevali, Ferdinand Céline, Italo Svevo, Antonio Pennacchi. E Svevo e Carnevali tornano presenti anche nel dibattito, cercando le differenze che sorgono tra quel tipo di scrittori e quelli di oggi, tra quel modo di vivere e questa società o più semplicemente tra quei protagonisti letterari e quelli odierni. Svevo, nel suo primo romanzo, ”Una vita”, parla di Alfonso, giovane intellettuale con aspirazioni letterarie, che lascia il paese natale, dove vive con la madre, e si trasferisce a Trieste, trovando un poco esaltante impiego come bancario. E’ la storia di un uomo che torna e riparte, che si perde in delusioni ed illusioni, pervaso da un senso di frustrazione. Ha una voglia di fare che si scontra con la vita quotidiana e alla fine muore. Nel primo romanzo di Lilith, invece, pur nel parallelo della stessa angoscia, ogni cosa si risolve in un passaggio che lascia lo spazio all’immaginazione. ”Nel mio libro – dice Lilith – c’è un finale aperto, come nei ”400 colpi di Truffaut”, che non chiude le porte e ipotizza tante strade da percorrere”. Un po’ come la vita di tanti giovani del terzo millennio, dove un giorno può essere diverso dall’altro, sempre in bilico alla ricerca di qualcosa che possa finalmente soddisfarli per quello che sono o per quello che hanno faticosamente studiato.

Vite incompiute, come uno dei punti di riferimenti del Di Rosa, Emanuel Carnevali, uno scrittore sconosciuto alla massa. ”Carnevali è un irrisolto – afferma Lilith – che non è mai stato riconosciuto totalmente in vita per il suo talento. Andò in America, è morto e vissuto spesso in manicomio, ma aveva un grande talento, sensibile, sofferente. L’ho conosciuto grazie ad una canzone del gruppo musicale ”Massimo volume”, ”Il Primo Dio” (Emanuel Carnevali, morto di fame nelle cucine d’America,sfinito dalla stanchezza nelle sale da pranzo d’America, scrivevi”), e ne sono rimasto affascinato”.

Essere scrittori e poeti in una vita che ti propone altro. E di altro, anche, Lilith si occupa facendo l’operatore televisivo. In lui c’è quindi la grande lotta interiore che pervade qualsiasi persona della storia moderna che deve esistere prima ancora di esprimersi. La realtà di un contratto a giornata che contende la sfida con i sentimenti, con le passioni, con le emozioni da liberare e poi condividere. ”Mastepiece”, per lui, è stato solo un passaggio, un momento in cui ci sono state cose che gli sono piaciute ed altre meno. Avventure così non si ripeteranno, probabilmente. Ma sono passate, hanno fatto parte del gioco di una vita in cui un talento sensibile come il suo, sicuramente, avrà ancora altro da dire. A suo tempo, nei luoghi e nei modi più impensati. ”Scrivo come posso, dove posso. Scrivo in fretta e furia, come ho sempre vissuto”, diceva Celine.

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