Antica nevicata a Rocca di Papa

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ROCCA DI PAPA/ Storie – Nel quadro di Filippo Liardo una tipica scena della città, quando in inverno gran parte della popolazione, richiamata dal suono delle campane, si radunava ai Campi d’Annibale e raccoglieva neve in grandi contenitori di legno, portati con disinvoltura sulla testa dalle roccheggiane

 

Undici, forse dodici personaggi in cerca di autore… no, l’autore c’è già, Filippo Liardo. E chi è? Un pittore siciliano nato nel 1834 in provincia di Enna. Chi sono questi personaggi per i quali scomodiamo nella citazione, addirittura il grande Pirandello, suo conterraneo? Come i suoi che emergono dal nulla, anche questi, nell’opera Nevicata a Rocca di Papa, non hanno nome, neanche un volto ben definito. Li osservo su quell’ olio su tela datato 1878. L’artista aveva quarantaquattro anni quando, venuto da queste parti, ospite del Principe Borghese, assistendo a quell’abbondante nevicata volle immortalarla. Quello stesso anno, in agosto il Liardo andrà a Parigi, dove, tornatovi dopo altri viaggi in Italia, nel 1917 morirà poverissimo.


L’opera fa parte di una collezione privata e gli esperti dicono che in essa si nota il passaggio da una tecnica tipica dei Macchiaioli a quella Impressionista; è esposta in una mostra, curata da Luisa Paladino, visitabile fino a dicembre nella Sala Koinè a Catania.


Osservando il dipinto, sulla neve si nota una predominanza di giallo ocra, arancio, qualche sfumatura di rosso. Rocca di Papa si intravede sulla sinistra, appena accennata con pochi schizzi di pennello, nascosta dall’aria pesante del freddo inverno nevoso. Non è facile intuire esattamente il luogo immortalato dall’artista, comunque in alto rispetto a Rocca, probabilmente sui Campi d’Annibale. Tornando ai personaggi, uomini e donne, tutti imbacuccati con sciarpe, cappelli, cuffie, guarnelloni con un enorme grembiule, stivali, sono in movimento. Quattro di loro si dirigono verso l’osservatore, mentre i restanti camminano in senso opposto. Un paio cavalcano un mulo. Sulla testa di una donna qualcosa di simile a un capestiere, contenitore usato per raccogliere la neve; sotto il braccio di un’altra figura femminile, una cesta di vimini. Quest’ultima sta aprendo un ombrello con entrambe le mani, ma molto più probabilmente si sta difendendo dall’aria fredda che le sferza il viso: lo tiene aperto davanti a sé, quasi come fosse uno schermo. L’inclemenza della temperatura si nota anche nell’incedere di tutti i rocchegiani: sono piegati con il busto in avanti, la testa ritirata negli indumenti, uno di loro si sostiene ad un pezzo di legno per non scivolare: sulle sue spalle una gerla con dei rami, raccolti per alimentare il camino. L’uomo in posizione centrale ha in mano un fagotto, il mantello gira intorno alle sue spalle. Poco distante una donna avanza con una creatura sulla schiena, una sorta di marsupio posteriore: il bambino si appoggia alla madre che a sua volta si aiuta anche lei con un’asta di legno per camminare sulla neve. L’aria è brumosa, a tratti pare di respirare quel gelido freddo invernale.

Lo stesso autore dipinse, oltre i momenti delle battaglie che lo videro a fianco di Giuseppe Garibaldi, un altro quadro che richiama quello che stiamo ammirando: La recolte des neiges en Italie – La raccolta della neve in Italia. L’opera fa parte di una collezione privata.


Vien da pensare che anche questo dipinto sia stato realizzato nello stesso periodo a Rocca di Papa, dove in inverno gran parte della popolazione, richiamata dal suono delle campane, si radunava ai Campi d’Annibale e raccoglieva neve in questi contenitori di legno, portati con disinvoltura sulla testa dalle rocchegiane. Questa veniva pressata nei pozzi e lasciata là per tutto l’inverno. Sarebbe stata poi tirata fuori e, tagliata in lastroni di ghiaccio, trasportata a Roma con il carretto, dove sarebbe stata utilizzata per le ghiacciaie di ospedali, bar, gelaterie. Chissà se l’accaldato romano, gustando una squisita grattachecca, avrà mai rivolto il suo pensiero al freddo inverno dei Castelli e tutto quel certosino andirivieni di coloro che riempivano i pozzi della neve…

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