Donne a parità: serviranno altri 80 anni di attesa. Intanto l’Italia è dietro la Tanzania

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Da uno studio del Global Gender Gap emerge un quadro allarmante

81 anni. E’ questo il periodo di tempo che dovranno attendere le donne di tutto il mondo prima di raggiungere la parità dei diritti con gli uomini. Il dato è emerso dal Global Gender Gap 2014, il rapporto del ”World Economic Forum”, analisi basata su alcuni indicatori base: il potere di rappresentanza politica, i risultati formativi, la salute e sopravvivenza, la partecipazione economica e opportunità,

Il mondo scandinavo (prima l’Islanda, poi la Finlandia) guida la classifica delle buone pratiche. Ma questa non è una sorpresa. Tra i primi posti anche nazioni inattese come il Rwanda, che grazie ad una sostanziosa partecipazione delle donne all’economia e alla politica avrebbe scalato le classifiche della considerazione internazionale. Male l’Italia, piazzata al 69° posto su 142 nazioni esaminate. Siamo alle spalle di realtà come  Tanzania o Bangladesh. Tra le nazioni industrializzate la penisola è ultima e lontana da tutti gli altri paesi più avanzati. Ma sono altri i dati preoccupanti. Prendendo in considerazione le varie categorie ed isolandole dal contesto generale, l’Italia è addirittura tra le ultime posizioni sulla parità salariale (se lo stipendio di un uomo vale 100, quello di una donna vale meno di 50) e sulla presenza nelle decisioni economiche. Un fallimento sempre poco considerato.

E’ tuttavia l’occhio sul mondo che continua ad essere negativo. Secondo la ricerca, la realizzazione di una effettiva uguaglianza accadrà, se tutto va bene, tra un secolo. Troppo tempo. Certo, si tratta solo di dati, di indicazioni che possono non rispecchiare la realtà profonda delle cose, ma che fanno seguito a tutta una serie di ricerche e statistiche simili, che tra l’altro non tengono conto dell’incremento della violenza nei confronti delle donne, che in ogni angolo del mondo (in Italia con incrementi spaventosi) continuano ad essere vittime di una furia contronatura. Perchè la donna è innanzitutto fonte di educazione e vita e solo per questo figura degna di rispetto, un valore che non può essere quantificato in nessuna classifica.

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