Antenne, Giovedì 20 l’amministrazione fa chiarezza sulla telefonia mobile

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ROCCA DI PAPA/attualità – Aula consiliare, ore 17, assemblea con i cittadini 

A Rocca di Papa è arrivato il momento di un nuovo confronto sulla questione antenne. Da oltre trent’anni, senza soluzioni concrete, la vicenda è materia di polemiche, scontri, speranze disattese e difficili soluzioni a causa, al di là della possibilità di dotarsi di piani e regolamenti sul piano locale, di leggi che spesso, cambiando in continuazione e in base ai progressi tecnologici (sulla telefonia mobile ieri la legge Gasparri, oggi lo Sblocca Italia sulla linea 4G), diventano strumenti invalicabili che solo attraverso percorsi di partecipazione e condivisione possono essere governati.

Per questi motivi è stata indetta, dal sindaco Pasquale Boccia e dell’amministrazione, un’assemblea pubblica per giovedì prossimo (20 novembre, ore 17, aula consiliare) sul tema della telefonia mobile per chiarire le motivazioni del regolamento approvato e la sua finalità. Quindici giorni dopo, il 5 dicembre, è stata invece indetta un’assemblea pubblica (ore 17, sempre aula consiliare) per discutere, fuori delle appartenenze, di come adottare o trovare forme di lotta per sostenere la causa della ricollocazione o della gestione delle antenne cellulari, radiofoniche e televisive, causa che appare ancora lontana dall’essere risolta nonostante impegni regionali, commissioni speciali, proteste decennali, parole a iosa, documenti, mobilitazioni, articoli o consigli comunali aperti, come quello del 2011, in cui i sindaci della zona si impegnarono con appello unanime per porre fine al tema.

Oltre tre decenni sono tanti. La situazione nel frattempo si è compromessa, in parte irrimediabilmente, con la trasformazione di Monte Cavo – in particolar modo – in una specie di puntaspilli. Una ferita che però può essere guarita solo se innanzitutto ci sarà partecipazione (nei presidi di questi anni, ad esempio, è sempre stata molto scarsa) numerosa e motivata e se ci sarà un’unità di intenti (almeno di base) tra tutti gli attori protagonisti del territorio per essere più forti dove si decidono realmente le cose.

Rocca di Papa paga principalmente il suo isolamento come paese, il suo scaricabarile interno di colpe che non risiedono solo nella incapacità storica di uscire dallo stallo, ma anche nel non aver saputo coinvolgere il resto del territorio (che non si salva dalle emissioni, anzi) per disinnescare un problema che non riguarda una comunità, ma decine di realtà territoriali.

La cittadina deve quindi sganciarsi dai personalismi e dalle battaglie che in questi lunghissimi anni hanno prodotto solo un’effimera vetrina per qualcuno o qualcosa, facendo un forte rischiamo ai paesi confinanti e della provincia di Roma. Deve insomma fare in modo che il suo problema diventi il problema di tutti e quello degli altri diventi il suo. A Roncigliano (Albano Laziale) esiste una discarica che secondo chi si batte in quelle zone starebbe producendo danni per chilometri. Rocca Priora ha lo stesso identico problema di Rocca di Papa. Camminando per il paese capita di imbattersi in dei nostri di metallo che gelano il sangue, anche a pochi metri dagli edifici pubblici. Ed anche anche lì si è mosso poco o niente, proprio perché schiacciati dalla solitudine.

Se tutte le comunità investite dalla paura di essere inquinati o danneggiati dalle antenne, dalla mondezza, dal radon o dal proseguimento del Lago Albano non faranno rete, sono destinate a perdere di fronte ai potenti, alle multinazionali, agli interessi vari e politicamente trasversali che avvelenano i castelli romani.

La politica, le giunte, le associazioni, i comuni cittadini, le forze preposte al controllo del territorio facciano quindi in modo che il contraddittorio diventi un percorso democratico che attraverso il confronto, anche serrato e forte, porti almeno al risultato di poter individuare le strategie di uscita dall’incubo e di pressare le istituzioni preposte per fare in modo che queste non si limitino alle promesse o alle passerelle e mettano in pratica impegni concreti per la liberazione – o quanto meno la razionalizzazione in sicurezza – delle aree più sensibili e del sito di Monte Cavo, che prima di tutto è un patrimonio naturale e storico di primissima importanza e non (anche se la sua visione oggi ci racconta tutto il contrario) la ”patria” della diffusione radio-televisiva di un vasto territorio regionale. Una patria da sconfiggere, da ridimensionare, da ridiscutere. Per farla finita con i dubbi, le incertezze, gli allarmismi, le paure della ”morte invisibile”, il contrasto tra la reale pericolosità dei tralicci e la scuola di pensiero di chi pensa che il male sia dovuto anche ad altro inquinamento e stile di vita.

La speranza intanto è che l’impegno che si vuole intraprendere non sia strumentalizzato, nè deviato per scopi di consenso, vanificando così un argomento che riguarda migliaia di abitanti e la salvaguardia di un angolo del mondo che deve fare delle sue risorse ambientali, paesaggistiche, archeologiche le uniche materie di dibattito per conquistare progresso e civiltà.

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