Ancora un Natale amaro per i dipendenti della clinica San Raffaele

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ROCCA DI PAPA / Attualità – I lavoratori lamentano l’applicazione di un contratto peggiorativo al di fuori di ogni accordo sindacale e la mancata erogazione di spettanze arretrate

Non sono finiti i disagi per i dipendenti del San Raffaele che, dopo i giorni, mesi, anni passati a lottare contro la mancata erogazione degli stipendi e il tira e molla tra il Gruppo Tosinvest e la Regione Lazio, conditi a tratti da minacce di chiusura delle varie strutture,  la situazione non è affatto migliorata.

Sebbene le mensilità siano tornate regolari a mettere con le spalle al muro è la situazione contrattuale.

“Dal primo ottobre i lavoratori di due reparti del San Raffaele Rocca di Papa  – spiegano in una nota i lavoratori – si sono visti trasformare i propri contratti di lavoro in modo peggiorativo grazie all’applicazione di un contratto pirata l’AIOP RSA firmato da sindacati di bassa rilevanza e non sottoscritto da CGIL CSL UIL e che va a penalizzare dal punto di vista economico e normativo tutti i dipendenti interessati.

Come se non bastasse l’Azienda ha deciso di applicare questo contratto senza onorare  con i lavoratori i debiti lasciati in eredità dal contratto precedente , che essendo stato adeguato a livello nazionale nel Settembre 2010 con un incremento medio mensile di 100 euro lordi ,a tutt’oggi non è stato ancora corrisposto in busta paga ai lavoratori. L’Azienda ha giustificato tale decisione con la crisi economica che a suo dire sta attraversando ; i lavoratori in tal senso hanno raccolto delle firme per cercare una mediazione che accontentasse tutti , accettando l’offerta del 50% degli arretrati proposta dall’Azienda e rinunciando alla metà delle somme maturate,  proponendo in cambio l’erogazione dell’aumento contrattuale stabilito a settembre 2010 accompagnato dall’introduzione del  contratto UNEBA (firmato da CGIL CISL UIL e applicato da anni su tutto il territorio nazionale)   che non penalizza in maniera eccessiva i dipendenti come quello che ci è stato imposto. L’Azienda che sembrava disponibile all’accordo all’ultimo momento si è tirata indietro con grossa delusione dei lavoratori.

Tutto questo sta accadendo nel silenzio assordante della Regione Lazio che, in qualità di committente , dovrebbe dettare le regole agli imprenditori accreditati che percepiscono soldi pubblici per erogare i servizi convenzionati  , con l’introduzione di un  contratto unico che garantisca pari dignità e stipendio a tutti i lavoratori della sanità privata accreditata e non permetta il ricorso a contratti al ribasso che scaricano sulle spalle dei lavoratori i mancati guadagni ottenuti in precedenza in tempi di vacche grasse.

Lanciamo un appello alla politica e alle istituzioni di raccogliere in maniera solidale il nostro grido di dolore ,  siamo stanchi di dovere sopportare questa situazione. Vorremmo soltanto continuare a  svolgere il nostro lavoro con professionalità accanto ai pazienti di cui ci prendiamo cura quotidianamente percependo la giusta retribuzione e senza fare salti mortali per arrivare alla fine del mese”.

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