”Roma Criminale”, quelle opere d’arte sottratte all’oscurità

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ROMA – Educare alla Bellezza per non finire nelle mani dei barbari

C’è un aspetto particolare, nell’inchiesta che ieri ha letteralmente devastato la politica romana attorno agli intrecci tra mafia, usura, criminalità organizzata e appalti nella Capitale, che è passato inosservato, ma che risulta essere piuttosto simbolico in un contesto inquietante di malaffare che ancora non ha svelato tutti i suoi misteri. Durante le perquisizioni effettuate nell’ambito dell’operazione contro l’associazione a delinquere di stampo mafioso battezzata “Roma Capitale”, che hanno visto l’impiego di oltre 500 carabinieri, sono stati sequestrati anche quadri di grande valore, tra cui opere di Warhol e Pollock. Quasi 50 opere d’arte che saranno analizzate dai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Il generale dei Ros Mario Parente ha affermato che ”non e’ escluso il traffico di opere d’arte, su cui verranno condotti ulteriori approfondimenti”.

Nelle grandi operazioni contro il crimine, l’arte viene spesso scoperta come veicolo di ”arredo”, oppure di ulteriore scambio di affari. E’ il fatto di colore che più colpisce e determina la ”normalità” del delinquente o di colui che è accusato di reati che sono contro tutto ciò che l’arte stessa incarna: la bellezza.

La Bellezza, quella che mette in armonia il mondo, ha invece il diritto di essere liberata dal male, dalle mani dell’illegalità passata, presunta e presente. Francesco Alberoni scrisse: ”La Bellezza, la grande bellezza, è attratta inesorabilmente dal potere ed il potere tende, inesorabilmente, a monopolizzarla”. Un discorso che vale per tutti gli aspetti della nostra società. La Bellezza, proprio per queste ragioni, ha quindi il diritto di essere sottratta dall’oscurità, dai padroni che non la meritano, che si illudono magari di amarla ed invece la infangano.

C’è una frase attribuita a Peppino Impastato nel film ”I cento passi” di Marco Tullio Giordana, che recita: ”Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità: si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

La Bellezza può salvare ancora l’Italia, può salvare sopratutto Roma, che ancora ci meraviglia nonostante tutto. La Capitale d’Italia ha il diritto di risorgere su ciò che ha di più caro. Un patrimonio che è migliore della sua politica, migliore degli individui che la macchiano di orrori e di reati, migliore di quelle aree oscure che hanno compiuto esclusivamente atti di barbarie nei confronti della civiltà e della convivenza comune, della buona amministrazione e dell’avvenire.

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