Volti invisibili e la testimonianza di un sopravvissuto per la Giornata della Memoria di Rocca di Papa

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5ROCCA DI PAPA / Cultura – Partecipazione, commozione e ricostruzione attenta e intelligente di quanto accaduto dalla fine degli anni ’30 al 1945 sono stati gli ingredienti dell’incontro organizzato ieri dalle scuole di Rocca di Papa presso il centro anziani , in collaborazione con il Comune di Rocca di Papa, per commemorare, il 27 gennaio,  la giornata in ricordo delle vittime dell’Olocausto.

Di tutte le vittime. Non solo gli Ebrei.
Triangoli Viola, Gialli, Marroni, cuciti vergognosamente sulle tute a strisce degli internati distinguevano rispettivamente i testimoni di Geova dagli Ebrei, dagli zingari, rom e sinti. Rosa era quello degli omosessuali, rosso quello degli oppositori politici.
“Per dare voce alle vittime invisibili”, è stato  questo il fine ultimo del Giorno della Memoria a Rocca di Papa, istituito nel 2000 per rendere eterno il ricordo dell’inferno che si parò davanti agli occhi delle Forze Alleate quando nel 1945 varcarono i cancelli di Auschwitz, oltre quell’infame scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi). Ricordare l’odio di ieri per aprire gli occhi sull’odio moderno, che ancora sconquassa i fatti di cronaca di oggi e troppo spesso passa inosservato.

“Abbiamo voluto ricordare tutti quei deportati che non trovano spazio sui libri, per ignoranza o peggio ancora per i pregiudizi che ancora oggi non riusciamo a scardinare” ha spiegato la professoressa Stefania Polidoro, tra gli insegnanti che si sono adoperati per programmare i lavori dei ragazzi e l’organizzazione dell’incontro, cui hanno preso parte le forze dell’ordine del territorio, moderato con profonda sensibilità da Stefano Maria Meconi.

I ragazzi hanno fatto rivivere i numeri di quei tragici eventi, i ricordi e lettere degli internati, hanno intonati un canto degli ebrei, dato voce al libro di Tito Basili che racconta la partenza dei militari italiani verso il fronte russo, e raccolto la testimonianza di Trento Calcagni, soldato italiano internato dopo l’armistizio del ’43 in un campo di lavoro a Berlino.

Applauditissimo il racconto del cittadino roccheggiano sopravvissuto, che ha scelto di farsi intervistare dai ragazzi, narrando, con toni scarni di chi quella storia l’ha vissuta sulla pelle, gli stenti, la fame, il duro lavoro e i  pregiudizi che dovettero subire i militari italiani una volta, miracolosamente, tornati a casa, vittime della propaganda nazista e abbandonati dalla propria Nazione.

“Quando sono tornato a casa non c’era più nulla, era peggio della prigionia – ha riferitoTrento ai ragazzi -. Il lavoro non c’era e andavamo nei campi a rimediare qualsiasi cosa”.

Ha espresso un profondo ringraziamento il sindaco Pasquale Boccia per l’impegno profuso dalle insegnati e da tutti gli alunni per questo importante giorno di commemorazione. “Oggi grazie a voi la storia e i suoi insegnamenti possono dirsi ancora vivi – ha dichiarato il primo cittadino -, e invito ognuno di noi, e tutti voi ragazzi, a ricordare questo giorno per tutti gli anni futuri, per non smettere mai di coltivare  la cultura della convivenza”.

“Proprio oggi – ha ricordato poi Boccia – è il giorno in cui inizia, in una grande cerimonia a Frascati (LEGGI), la causa di Beatificazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, che  ha diffuso in tutto il mondo il principio della Fraternità, senza la quale, nessuna convivenza e rispetto tra i popoli può realizzarsi”.

E’ stata l’assessore Marika Sciamplicotti a omaggiare Trento Calcagni di una pergamena, a ringraziamento della sua testimonianza alla storia di Rocca di papa e del mondo intero.

“Ora posso dire che la guerra era sbagliata – ha concluso nell’intervista video l’anziano signore  -, ma allora eravamo giovani e ci avevano convinto che fosse giusta”.

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