Rocca di Papa non dimentica, commemorate oggi le vittime delle foibe

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giorno del ricordo 2ROCCA DI PAPA / Cultura – Rocca di Papa fa del ricordo una  pietra miliare della vita sociale della propria comunità, con particolare attenzione e riguardo per le giovani generazioni. E’ stato così lo scorso 27 gennaio, in occasione della Giornata della memoria, quando alcune classi dell’Istituto comprensivo Leonida Montanari sono state le artefici di un approfondito lavoro in ricordo di tutte vittime dell’olocausto, con straordinaria sensibilità e partecipazione (LEGGI). E’ stato così anche oggi, quando in aula consiliare si è voluto celebrare “Il Giorno del ricordo”, istituito con la legge 30 marzo del 2004, per commemorare l’esodo degli italiani giuliano -dalmati  e le oltre diecimila vittime gettate nelle foibe, cavità carsiche ai confini orientali del nostro Paese tra il 1943 e il 1945.

Un’organizzazione che, sull’onda della ferocia della tragedia umana consumatasi lo scorso secolo, ha avuto risvolti e significati del tutto attuali e importanti per una comunità che intende ricordare al fine sensibilizzare e guardare a un futuro di solidarietà e rispetto reciproco.

Accanto al primo cittadino Pasquale Boccia c’era infatti l’esponente de “La Destra” Alvaro Fondi, uno degli organizzatori dell’evento insieme al delegato Antonio Gentili, oltre alla professoressa Patrizia Pezzini, rappresentante dell’associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che raccoglie quasi la totalità degli esuli giuliano-dalmati.

“E’ nostro dovere non continuare a sottacere una verità per troppo tempo celata, e colpevolmente stracciata dai nostri libri di storia – è stato l’intervento del primo cittadino -. L’impegno e il senso di responsabilità di costruire giorno per giorno una società basata sull’integrazione va aldilà delle appartenenze politiche, e per questo ringrazio Alvaro di essere stato uno dei più strenui sostenitori di questa giornata, con la quale volgiamo sottolineare la necessità di trasformare il semplice ricordo in azioni concrete per la nostra comunità.giorno del ricordo 3

Proprio sabato, scardinando il significato forse troppo consumistico della festa degli innamorati, l’aula consiliare ospiterà un’altra occasione di incontro dedicato ai  più piccoli, intitolato “Il mondo delle favole e della poesia” , con la partecipazione di scrittori e poeti locali e della Romania”.

“Ringrazio l’Amministrazione per l’inizio di un percorso di riconoscimento di quella che è stata una delle più brutte pagine della nostra storia – ha dichiarato Alvaro –, e spero che possa essere presa in considerazione la mia richiesta di intitolare una strada o una piazza ai martiri delle Foibe”.

Attenta  e puntuale la spiegazione della professoressa Pezzini, di Livorno ma residente a Rocca di Papa da anni, che ha voluto inquadrare la repressione feroce di Tito verso gli italiani dell’Istria e della Dalmazia attraverso una ricostruzione storica che parte dall’800, quando queste terre erano in tutto e per tutto italiane e facenti parte della Repubblica di Venezia.

“A noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura” scrive Ugo Foscolo nella sua “ A Zante”, quando nel 1979 Napoleone cedette Venezia e il territorio veneto all’Austria, accendendo una miccia che si è andata pian piano incendiandosi con la politica austriaca a favore dei croati, a discapito degli italiani.  E’ della seconda metà del 1800 la prima croatizzazione degli ex territori della Repubblica di Venezia, con la chiusura delle scuole italiane e il cambio dei cognomi, che generò il primo esodo della popolazione italiana. Passando per la “vittoria mutilata” della prima guerra mondiale, quando l’Italia acquista l’Istria ma non la Dalmazia,  la Patrizia è giunta poi a sottolineare la degenerazione della situazione nel secondo conflitto mondiale, quando iniziarono le sevizie, le torture e le sparizioni improvvise di tutti gli italiani rimasti.

Anche gli alunni, intervenuti con la professoressa Polidoro, hanno dato il loro contributo attraverso la voce dei sopravvissuti di quei giorni.

Legati gli uni agli altri dal fil di ferro, con le mani dietro la schiena, già duramente abusati, posti in riga sul ciglio di queste grandi spaccature nel terreno. Ad un colpo di pistola il primo cadeva giù, trascinandosi dietro tutti gli altri, ancora vivi. Vittime del disegno annessionistico di Tito, ora la storia ce lo dice. Non vittime del nazismo, come fu “erroneamente” scritto su una lapide posta all’università di Padova, a ricordo della studentessa  23enne istriana Norma Cossetto, torturata e infoibata nel 1943.

Vittime senza ricordo né sepoltura. Uccise per più e più volte da una memoria negata durante i circa 60 anni di oblio, necessari per giungere a ufficiale riconoscimento di quei fatti.

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