La pensione del futuro: il miraggio di un diritto impossibile

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Uno studio del Censis disegna un orizzonte molto preoccupante
Faranno forse la stessa esperienza lavorativa di chi la ha preceduti, ma con un trattamento economico profondamente diverso. E quando arriverà la pensione? I più fortunati prenderanno mille euro. La media sarà invece molto più bassa. La ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con Fondazione Generali, riguarda 3,4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard. Poi ci sono gli 890mila giovani, nella stessa fascia d’età, autonomi o con contratti di collaborazione e quasi 2,3 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano. Per loro, se non interverranno nuove politiche, il futuro sarà fatto di povertà. I contributi versati consentono infatti di liquidare le pensioni delle generazioni più anziane già oggi (mediamente insufficienti). Una sorta di cane che si morde la coda, fino a quando potrà.
Il Censis evidenzia che siamo passati dal 69,8% di giovani di 25-34 anni occupati nel 2004, pari a 6 milioni, al 59,1% nel 2014 (primi tre trimestri), pari a 4,2 milioni. In dieci anni, ci sono stati 1,8 milioni di occupati in meno tra i giovani, con un crollo di 10,7 punti percentuali. Una perdita di occupazione giovanile che, tradotta in costo sociale, è stata pari a 120 miliardi di euro, come il Pil di Lussemburgo, Croazia e Lituania.
L’inversione di tendenza è quanto mai urgente. Tra appena venti anni, come previsto da alcuni studi in prospettiva, la situazione potrebbe essere di una gravità inaudita per milioni di individui.

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