L’Associazione ”Città per la Fraternità” scrive al Ministro Gentiloni sui temi dalla Pace

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ROCCA DI PAPA/ attualità- Il soggetto, fondato a Rocca di Papa, è presieduto dal sindaco di Castel Gandolfo

Possono i Comuni occuparsi di Politica Estera? Posta così la domanda porta al binario morto delle competenze, mentre sarebbe più idoneo parlare del diritto/dovere di appartenenza ad una Comunità più vasta e comprendere di far parte di un Mondo sempre più globalizzato e dove la ferita di un popolo diventa ferita proprio, come l’auspicato benessere di un popolo contagia il proprio benessere.

In quest’ottica l’Associazione Città per la Fraternità, Organismo che accomuna circa 136 Comuni Italiani e non solo, fondato dal Sindaco di Rocca di Papa ed ora presieduto dal sindaco di Castel Gandolfo, ha scritto al Ministro degli Affari Esteri On.le Paolo Gentiloni una lettera di questo tenore: «Siamo un’Associazione di Comuni italiani – anche con qualche rappresentanza internazionale – nata nel 2008, che attualmente interessa circa 136 Enti Locali che intende vivere, promuovere, diffondere il principio di Fraternità come categoria politica e non solo sentimento umano, benché positivo.

Come amministrazioni comunali, pur non avendo specifiche competenze, sentiamo ugualmente il diritto-dovere di sentirci parte di un mondo più grande e quel che accade a popoli e persone in altre parti del globo non può e non deve lasciarci indifferenti.

Lo stato delle relazioni internazionali è decisamente critico, con conflitti, tensioni e violenze di varia natura che interessano molte aree e molti Paesi. La crisi ucraina nel pieno dell’Europa, le guerre civili e transnazionali che stanno dilagando lungo tutto il Medio Oriente (nord dell’Iraq, Siria, Libia, Yemen, ecc.), con numerose vittime tra la popolazione inerme e le persecuzioni che colpiscono minoranze etniche e religiose, non possono non risvegliare le coscienze di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e richiedono di porre in essere azioni concrete di solidarietà, per proteggere quanti sono colpiti o minacciati e corrono pericoli di ogni genere: soprattutto quello di perdere la vita, ma anche la propria terra, i propri cari, la propria dignità e la propria identità. Se è vero che molte delle crisi in atto hanno origine in pretesti pseudo-religiosi, dissentiamo nettamente dalla tesi che configura gli attuali conflitti come “guerre di religione”.

Sicuramente è sottostimata o ignorata da molti esperti e attori della politica internazionale il decisivo contributo che invece le religioni possono offrire in termini di riconciliazione e di ricomposizione rispetto ai conflitti in atto, come dimostra l’azione svolta da Papa Francesco, nonché quella di molte altre personalità spirituali che, specie nel mondo islamico, hanno fatto sentire la loro voce in favore della pace e della collaborazione per un mondo migliore, più giusto e più fraterno.

Tale impegno deve però condurre dalle pur necessarie prese di posizione e dichiarazioni ad un vero e proprio cambio di paradigma nelle relazioni internazionali, perché prevalga sempre il dialogo politico costruttivo e la paziente tessitura di rapporti di collaborazione tra eguali, nel mutuo rispetto e nel riconoscimento delle reciproche ragioni.

Ci facciamo interpreti di tanti amministratori e cittadini nell’incoraggiare fortemente il Governo Italiano a continuare a compiere ogni sforzo per articolare una politica estera tesa all’affermazione della Pace, dei Diritti Umani e della Fraternità Universale».

Non sappiamo che effetti sortirà questo appello, ma è sicuramente una presa di coscienza che il Mondo è sempre più piccolo e come diceva Don Milani I Care, mi interessa!”

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