Il mugnaio buono e l’Expo 2015, cibi in vetrina mentre le tradizioni si suicidano

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Oltre un milione di metri quadrati di area espositiva, più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, oltre 20 milioni di visitatori attesi per un Esposizione Universale che ha posto in fermento Milano e l’Italia Intera. L’Expo 2015 sarà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione, una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, questo il motto di un appuntamento, dal prossimo 1 maggio al 31 ottobre, che sarà anche l’occasione per conoscere ed assaggiare i piatti delle tradizioni culinarie di ogni Paese. Anche i Castelli romani vi entreranno a buon diritto nell’ambito delle ricchezze enogastronomiche della Regione Lazio.

“Nutrire il pianeta, energia per la vita”, si diceva. La vita. Parola che stride da qualche giorno a questa parte con il suicidio del mugnaio di Mola di Mezzo, Silvio Pelosi, che non ha retto alla perdita del suo mulino sperimentale, finito all’asta, e alla sua vita spesa a coniugare le antiche tradizioni agricole con le più moderne tecniche agronomiche in ambito cerealicolo. Il “mugnaio buono” è stato definito Silvio, conosciutissimo anche da queste parti perché partecipava al mercato contadino dei Castelli romani. Una storia di crisi, forse come tante, e di un’esasperazione di tutto il settore dei piccoli produttori che non trova appiglio alcuno. Eppure persone come Silvio rappresentano proprio quel ricco bagaglio di tradizioni che si intendono celebrare e valorizzare all’imminente Expo. Così mentre vini, formaggi, pane, pasta e tanto altro troveranno spazio nelle vetrine dell’Esposizione Universale, al di là dei riflettori continueranno a consumarsi storie di ordinario abbandono di un settore in grave sofferenza, nell’illusione che la tradizione possa realmente assurgersi ad arma essenziale per sfidare l’innovazione, verso una ripresa possibile.

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