Monte Cavo, dall’hotel di Pacifico Grimaldi al puntaspilli di oggi

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ROCCA DI PAPA / Cultura –  Rita Gatta ripercorre le tappe più fiorenti dell’albergo che dimorava sulla vetta di Rocca di Papa

Di qualche tempo fa la notizia che il Comandante Sergio Ierace della Polizia Locale di Rocca di Papa, aveva attivato il provvedimento di sequestro di alcune antenne sulla vetta di Monte Cavo, installate senza alcuna autorizzazione. Questo comunicato aveva incontrato il plauso della cittadinanza e delle Autorità cittadine: molte le voci che ancora oggi richiamano e auspicano un ritorno alla bellezza di una volta di questa vetta oggi puntaspilli del territorio castellano.

Un incanto che traspare ed è documentato da molte immagini e foto del passato, nelle quali pare rivivere l’atmosfera del vecchio convento dei padri Passionisti, poi trasferitisi in via Frascati negli ultimi anni dell’ ‘800; oppure percepire i fasti del bel mondo degli anni ‘50-’60 quando l’eremo un po’ fatiscente, ma ben restaurato, era stato trasformato in un rinomato ristorante-albergo nel quale i principi Windsor, la principessa Soraya, numerosi attori e personaggi famosi come Tognazzi, la Chanel, politici come Andreotti, Pella, là soggiornavano.

L’uomo che aveva modificato quel convento, ricavando piccole stanze dalle celle monacali e trasformando la chiesa nel salone dell’hotel, tra i migliori nel territorio, si chiamava Pacifico Grimaldi. Romagnolo, era nato a Faenza agli inizi del secolo scorso. La sua ottima cucina attirava i turisti che spesso si recavano sulla vetta con gli asinelli noleggiati in paese, oppure percorrendo a piedi la Via Sacra o, pagando il pedaggio, con l’automobile transitando sulla strada panoramica. Con lui sua moglie, zia di Geremia proprietario del Miralago. Amico di un famoso ristoratore di Cesena Casali e ristoratore lui stesso, tutti i giorni scendeva in paese e faceva spesa acquistando dalle bancarelle e nei negozi di Piazza dell’Erba ( Piazza Garibaldi), merce che caricava su un camioncino guidato da Mario Castri, detto Maletto.

Il signor Pacifico sceglieva personalmente i migliori tagli di carne e i prodotti dai vari ambulanti: addirittura ne acquistava due o tre pezzi in più bancarelle, allargando la sua scelta, ma anche facendo guadagnare un po’ tutti. Anche l’acqua veniva portata sulla vetta con l’autobotte e scaricata in una cisterna. Giocoforza che un bicchiere di quella naturale doveva essere pagato, e anche caro, rammentano alcuni testimoni. Chi ricorda Grimaldi lo descrive rubicondo, con una folta capigliatura bianca, allegro e gioviale, una persona che aveva sempre una parola buona per tutti.

Nell’hotel molti i rocchegiani che avevano trovato una loro occupazione, in cucina, nel servizio di ristorazione, nelle camere, al ristorante – bar. Amava giocare a a biliardo con alcuni paesani, ma spesso gli capitava di perdere. Quando sua moglie morì, lui strinse una relazione con una donna più giovane che, alla sua scomparsa tentò di portare avanti la fiorente attività, ma non era purtroppo altrettanto abile, per questo l’hotel Monte Cavo arrivò presto alla sua chiusura, decretando inesorabilmente la triste decadenza di quella storica vetta e del suo convento violati e deturpati da una selva di antenne che noi tutti speriamo possano presto diventare un brutto ricordo.

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