Il terremoto di Elvo Di Stefano: corpi e anime in tempesta in mostra a L’Aquila

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ROCCA DI PAPA / Storie – Il pittore fu chiamato da Miro Fondi negli anni ’80 per dipingere un murale sui muri del centro storico

“Per quanto mi riguarda, non resta che domandarmi se questa tematica l’ho scelta per raccontare o raccontarmi”: si parla di terremoto, questo l’argomento ispiratore della mostra di Elvo Di Stefano che si terrà il prossimo 6 giugno al Palazzetto dei Nobili a L’Aquila, dal titolo “2009UNGIORNODINOTTE”.
Il pittore, che vanta numerose esposizioni, nazionali e internazionali,  ha intrecciato il suo cammino con quello della comunità di Rocca di Papa fin dal 1980.

Chiamato da Miro Fondi per decorare i muri dei vicoli del centro storico con splendidi murales, Elvo ricorda ancora con emozione il giorno e la notte in cui, su un banchetto traballante, ma accerchiato dall’ammirazione di tante persone curiose, dipinse quel muro che gli si parava davanti, ispirandosi al tema dell’ecologia. Un murales che ancora fa bella mostra di sé tra le strettoie e le scalinate del borgo cittadino.

Tornato a Rocca di Papa nel 2012 come giurato nella terza edizione della manifestazione artistica “RoccArte”, Elvo sarà presto il protagonista di una mostra dal sapore amaro e dai ricordi tragicamente devastanti per chi ha sentito la terra tremare sotto di sé e ha visto il mondo intorno sgretolarsi.

In questa mostra arriva, come un vortice di passioni vissute in una vita intensa e pienamente assaporata – scrive di lui la dott.ssa Maria Antonietta Asoni -, il tema della distruzione, ma non quella umana, delle guerre, della cattiveria, dell’ingordigia, ma quella più potente e devastante della natura stessa, che non chiede e non vuole nulla da chi gli sta intorno e agisce liberamente, scatenando forze improvvise, devastando i luoghi plasmati da lei e dalla mano dell’uomo, che non può nulla davanti ad essa se non fuggire o rimanere inerme. Solo dopo la furia devastatrice tutto si blocca. All’incubo si sostituisce il risveglio, un risveglio incredulo e scioccante, dove un mondo e una vita sono sepolti sotto strati di macerie.

Questa Mostra è dedicata a quella notte e a tutte quelle notti e a tutte quelle persone che hanno vissuto e continuano a vivere la devastazione: come un filo conduttore le lega tra loro, le unisce per sempre, bloccando sulla tela il dolore, la paura, la globalizzazione del caos, in cui anche “l’Angelo bianco” viene scaraventato a terra, reso impotente e vittima esso stesso di un volere superiore, che non salva neppure lui, creatura ultraterrena, ma lo unisce al destino umano.

Ogni opera racconta un frammento, un attimo di terrore vissuto dalla gente, ma riesce a rendere viva e fluttuante anche ciò che solitamente è stabile e immobile per antonomasia e riesce ad esprime in pieno la tempesta emotiva e fisica vissuta in un istante.

Elvo con queste opere ci trasmette il rapporto viscerale che lo lega a questi luoghi e a questa terra: ferita, umiliata e sconfitta dalla forza della natura e che in pochi istanti ha trasformato la vita delle persone e delle cose che ne fanno parte. Ma nonostante le mille difficoltà il Maestro Elvo dà forza a questo popolo, che si è rialzato,è pronto a rinascere, a riscattarsi da questo destino nefasto, che ha tentato di sconfiggerlo,  di  piegarlo ma a cui non potrà mai togliere la speranza.  Questa terra, fatta di persone che sanno cosa vuol dire la paura di un istante, la paura di perdere tutto in un secondo, ha generato anche il Maestro Elvo”.

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