Rocca di Papa, la Repubblica dei sogni ricordata con un convegno

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160annirepROCCA DI PAPA/ Ripristinato il fregio di marmo sulla lapide in Piazza dell’Erba

La lapide in Piazza dell’Erba è stata finalmente riportata al suo stato originale. Un nuovo fregio di marmo è stato posizionato nelle scorse ore al fine di celebrare al meglio i 160 anni della Repubblica di Rocca di Papa, ricordata oggi con un convegno nell’aula consiliare della città a cui hanno partecipato Fabrizio Castri, delegato alla Memoria, Carlo Cofini e Claudio Santangeli. Non è stato possibile, invece, far partecipare le scuole medie del territorio. All’ultimo, hanno annunciato i relatori rimarcando un certo dispiacere, sembra che il Dirigente scolastico abbia optato per non far perdere ulteriori ore di lezione agli alunni in vista della conclusione dell’anno didattico.

Il dibattito ha avuto comunque luogo, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore Mauro Fei (in rappresentanza dell’amministrazione e del sindaco Boccia) e del consigliere comunale Danilo Romei. E’ stato sopratutto Carlo Cofini, con una lunga relazione, ad illustrare i motivi per cui si giunse alla breve insurrezione del maggio 1855. Dall’oggetto del contendere, la cosiddetta ”Macchia della Faiola” (o ”Comune” o ”Macchia Grande”), fino alle dispute secolari tra cittadini, politica locale e i Colonna, grandi e potenti signori della zona, sulla libertà di lignaggio di quell’area e dei boschi cittadini, un tempo vero e proprio motore economico locale e sostentamento fondamentale per le poche famiglie del villaggio. Un percorso che è passato anche per la Bolla Papale di Martino V (Colonna), al fine di ingraziarsi le benevolenze del popolo (tramite annullamento delle scomuniche), e sfociato nei continui litigi e cause di confine e proprietà, agli intrallazzi tra potere locale e quello della nobile famiglia, alla convenzione che portò sul territorio un lungo periodo di pace che in conclusione andò a scontrarsi, nuovamente, contro l’arroganza dei Colonna stessi, i quali compirono considerevoli tagli alla Macchia distruggendo quel poco di lavoro che esisteva nella comunità. La situazione – ha ricordato Cofini – precipitò tra la fine dell’aprile del 1855 e l’inizio di maggio, quando un consiglio comunale cercò di trovare un accordo per calmare gli animi già esacerbati. Ma la piccola comunità di Rocca di Papa, questa volta, si sollevò, innalzò l’albero della libertà e diede vita alla sua primavera repubblicana.

Il prof Claudio Santangeli, ripercorrendo la sintesi storica e geopolitica di quegli anni, ha ricordato: ”La Repubblica di Rocca di Papa lapide repubblicanon fu così poca cosa come qualcuno scrisse, se è vero che per sedare la rivolta dovette mobilitarsi il capo della Gendarmeria in persona con 52 soldati a cavallo ed un altro numero a piedi. Va ricordato che i moti ebbero una eco di livello internazionale. I giornali di Torino (all’epoca Regno di Sardegna), quelli francesi e il ”Corriere Italiano” raccontarono degli episodi del nostro paese. Va ricordato inoltre che ancora nel luglio del 1855 ci furono dei problemi di ordine pubblico e un morto per alcuni colpi di archibugio indirizzati nei confronti di chi aveva cercato di togliere un avviso dei rivoltosi”. Santangeli si è quindi soffermato anche sugli effetti di quella iniziativa popolare. ”Secondo le fonti, sappiamo che 17 roccheggiani furono arrestati, ma purtroppo il fascicolo che interessa questo caso è stato rinvenuto vuoto. Sarebbe bello sapere chi fossero per completare il nostro lavoro di ricerca”. Un impegno, comunque, che nei prossimi mesi penetrerà, come già annunciato, nelle celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale, ove molti giovani del posto morirono per la causa nazionale.

La Repubblica di Rocca di Papa è tornata per qualche ora materia di discussione e di riflessione. Un momento della storia locale rimasto indelebile, ma a cui sarebbe stato certamente giusto regalare una platea giovanile per alimentare quel bisogno di memoria che risulta essere la pietra fondante per costruire la società di domani.

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