Carlo Borromeo patrono di Rocca di Papa: la tradizione in bianco e rosso e il Santo che si festeggia due volte

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procoppercessionesancarlo (18)ROCCA DI PAPA / Cultura e Eventi – Domenica le campane hanno suonato a festa per la ricorrenza del Santo Patrono, San Carlo Borromeo, a Rocca di Papa. Curiosa la vicenda di questo nostro protettore religioso che il calendario ricorda il 4 novembre e al quale la nostra comunità dedica ben due giorni di festeggiamenti nel settimo e nell’undicesimo mese dell’anno. Ripercorriamo un po’ la storia. Lontana la scelta del vescovo di Milano, eletto Patrono del nostro borgo circa quattrocento anni fa nel lontano 1613: la selezione avvenne per sorteggio nell’antica parrocchia del Crocifisso, cuore del nostro centro storico. Nel 2013, in occasione del centenario, le due Parrocchie, l’Amministrazione comunale e la Confraternita del Ss Sacramento organizzarono una serie di iniziative, tra le quali un’interessante mostra documentaria nella Parrocchia dell’Assunta e la realizzazione di un opuscolo curato dal Vescovo di Frascati Sua Eccellenza Monsignor Raffaello Martinelli, da Claudio Santangeli, storico e archivista, da Carlo Guarinoni, autore con il compianto Don Giovanni Busco, di un interessante libro sulle chiese di Rocca di Papa.

La pubblicazione, sunto della mostra ch’era arricchita da preziose foto d’epoca messe a disposizione dal collezionista Angelo La Banca, è un prezioso scrigno di notizie che ci fanno ripercorrere quei momenti in cui San Carlo, da poco salito agli onori degli altari, venne sorteggiato dall’allora comunità parrocchiale, costituita da boscaioli e carbonai, piccoli coltivatori: dall’urna vennero estratti tre nomi da una lista di venticinque; successivamente la mano di un bimbo decretò la scelta definitiva e San Carlo Borromeo divenne da allora protettore della nostra comunità.

Domenico Tojetti nel 1844-50, realizzò un dipinto nel quale è raffigurato il santo che comunica gli appestati sullo sfondo del Duomo di Milano; venne commissionato, come attesta un documento trovato negli archivi storici e realizzato per circa seicento scudi. Sempre scovata nell’archivio parrocchiale l’ interessante lettera inviata tre anni dopo dall’allora priore Filippo Santovetti al Presidente della Comarca di Roma, nella quale si chiedeva di poter festeggiare il patrono nei mesi estivi e non in novembre, dati i lavori in corso per la vendemmia o raccolta delle olive, e la rigidità del clima. Fu così che da allora, le processioni e i festeggiamenti furono organizzati la terza domenica di luglio, durante la quale nel borgo si faceva a gara per esporre dai balconi i più ricchi ornamenti , mentre la sfilata religiosa, accompagnata dalle Confraternite con i loro gonfaloni, faceva il suo corso arrivando nella piazza allora detta dei Frati e tornava indietro nella Chiesa dell’Assunta.

Oltre alla popolazione, numerose comunità religiose presenti a Rocca di Papa, sfilavano con il popolo. Tra questi, i seminaristi inglesi del Convento di Palazzola spiccavano per la loro statura. Scomparso lo stendardo, attualmente viene portata in processione la statua lignea del Santo, acquistata negli anni ’80 grazie alla donazione di un’anonima benefattrice. Ieri, prima domenica di luglio, (non senza qualche perplessità di chi vorrebbe restare legato alla tradizionale terza domenica di questo mese, come stabilito nel 1855 circa, in seguito alla richiesta del citato priore Santovetti e trova eccessivo festeggiare due volte l’anno il nostro patrono ) , la processione e la sfilata si sono concluse con una funzione religiosa celebrata dai due parroci di Rocca di Papa, Don Costantino e Don Massimiliano, presso il monumento ai Caduti in Piazza della Repubblica. Presenti , oltre al sindaco Pasquale Boccia, le Autorità cittadine e religiose del territorio, compreso il neo comandante della stazione dei Carabinieri Giovanni De Fabrizio. Suggestiva la sfilata dei Confratelli del Ss. Sacramento che, con la loro devota partecipazione alle sacre manifestazioni, sempre presenti da secoli con i loro indumenti rossi e bianchi, richiamano e portano avanti le antiche tradizioni religiose del nostro borgo.

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