Marino, ”ucciso” dai ruderi di una città in declino

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Roma, negli ultimi anni, sta subendo un degrado morale e politico che sembra anticipare la fine di tutto, oppure, chissà, la rinascita di un sogno che sembra essersi perduto. Gli scandali, Parentopoli, “Mafia Capitale”, gli arresti che hanno colpito i partiti più in vista, storie di scontrini e di mancati inviti, corruzione diffusa. Il sindaco Ignazio Marino in tutto questo, nelle sue pieghe più gravi, è rimasto illeso, nemmeno preso di striscio dalle inchieste in cui era la malavita ad essere protagonista. Tuttavia si è messo contro tutti, persino il Governo e gran parte di quel PD romano che fino a quando non è arrivato il procuratore Pignatone non ha mai reagito e non si era accorto del crimine. Marino è stato messo in mezzo ad una tonnara mediatico senza precedenti. Eppoi ci ha messo del suo. Alla fine lo hanno ucciso politicamente. E’ rimasto travolto dalle rovine di marmo di una metropoli in cui non si capisce più nulla, che ti mette di cattivo umore, da una città in cui la congiura, sin dall’uccisione di Giulio Cesare, è di casa.

La verità è che Marino è arrivato come un Ufo in un territorio in cui il centrosinistra aveva bisogno di una faccia diversa per sfruttare l’occasione di una vittoria a portata di mano dopo i disastri di Alemanno. Ma così, con gli extraterrestri, non si fa politica, né si risolvono problemi sedimentati nel corso dei decenni. Anche il video-messaggio in cui il primo cittadino dimissionario prometteva di donare 20mila euro di spese non giustificate dalla carta di credito è figlio di quel modo di approcciarsi all’amministrazione che non ha eguali nella storia della Capitale. Preso in giro da una sconcertante ridda di smentite, alla fine l’uomo che diceva di voler cambiare Roma non si è potuto difendere. L’ennesimo caso di una persona che non era forse adeguata a reggere il compito assegnatogli dal consenso popolare (anche se sul caso scontrini e rimborsi – se scavassimo in tutte le amministrazioni italiane – ci sarebbe da ridere).

Ma è proprio Roma che continua ad essere la fine di un mondo che credevamo meraviglioso e non lo è. In poco tempo un presidente di Regione si è dovuto dimettere per una questione mai chiarita di trans, droga e ricatti subiti, un’altra presidente di centrodestra dopo due anni è stata costretta alle dimissioni dall’uso dei fondi regionali da parte dei consiglieri, un sindaco indagato, un numero di esponenti politici di una parte e dell’altra inseriti in un’inchiesta agghiacciante, quindi Marino che se ne va accompagnato dai fischi.

Roma è al momento il sepolcro del centrodestra e del centrosinistra. Per questo è bene che al governo stiano bene attenti. Perchè perdere Roma, per il PD, vorrebbe una grave sconfitta politica. Stessa cosa per il centrodestra, che esulta in queste ore ma che alle prossime consultazioni potrebbe andare diviso e comunque consegnare lo spartito principale alla nuova alleanza Meloni-Salvini.

Marino è oggi l’uomo da dare in pasto ai leoni, ma non ci venissero a dire che sono sue le colpe di uno sfacelo che parte da lontano. Lui, con le sue vacanze, la storia della visita americana al Papa, l’incredibile figuraccia dei ristoratori, a volte una supponenza che non gli ha portato simpatie, ha fatto il resto. Un suicidio assistito dal fuoco amico Dem e dalla politica romana, la più schifosa d’Italia.

Roma è piena di macerie. Oggi rischiano di seppellire anche il governo, il PD, i commissari che volevano rinnovarlo e che ora si trovano una comunità nel caos e con il problema della criminalità ancora insita nel suo tessuto sociale.

Ora c’è il Giubileo, vero. La città è nelle mani di Gabrielli e di Papa Francesco, l’unico che può salvare la faccia a questo nuovo medioevo. Ma come ci arriveremo? Le strade bucate, gli scioperi, i trasporti inguardabili, le periferie dimenticate, l’emergenza dell’illegalità e dell’immoralità. Togliere Marino, in questo senso, è stata una fatica inutile. Eppoi il capitolo elezioni, il Pd che si deve ricostruire, la destra ricompattare, Alfio Marchini pronto, stavolta sì, a puntare al Campidoglio, il Movimento 5 Stelle che a sentire tutti oggi dovrebbe fare una strage di consensi. Ma Roma è umorale ed emotiva. Ciò che va bene oggi non va bene domani. E’ così per le squadre di calcio, figuriamoci per le opinioni politiche. Una variabile impazzita non di poco conto in una comunità in cui oggi si fa fatica a trovare persino i poteri forti, i partiti, figure carismatiche al di là dell”io sono nuovo perchè non c’ero prima e bla bla bla”.

Roma è infestata da una guerra tra piccoli clan. Come nel medio-oriente, dove infatti si è instaurato il terrore. Il pericolo più grande è proprio questo: che in una città dove sembra palesarsi il vuoto, siano quelli cattivi davvero a decidere la vita dei quartieri. Speriamo di no.

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