Suor Adua, infaticabile esempio di bontà al servizio dei giovani e della società

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classe suor aduaROCCA DI PAPA / Storie –  Il ricordo della nostra collaboratrice Rita Gatta in occasione del secondo anno dalla sua scomparsa

Non occorrono ricorrenze particolari per ricordare una persona cara che ha occupato nella tua vita un posto importante, pur non essendo una tua consanguinea, né parente acquisita vicina o lontana. Una donna votata alla Fede, con una missione da compiere, ramificata in più obiettivi, non necessariamente solo religiosi. Un’insegnante alla quale ho affidato mia figlia quando era piccola: la precarietà del mio lavoro richiedeva una disponibilità oraria che la scuola pubblica allora non poteva ancora garantire.

Suor Adua dirigeva un antico Istituto fondato a Rocca di Papa nel 1700 da Santa Lucia Filippini, dapprima con l’obiettivo primario di redimere e aiutare donne sole, abbandonate a se stesse, perdute. L’edificio fondato dalla santa inizialmente si trovava davanti al Duomo, successivamente ‘e moniche ‘ngima come confidenzialmente le chiamava la popolazione per distinguerle dalle moniche giù, avevano stabilito la loro scuola nel rione Ortagia. E là anch’io da bambina sono stata loro alunna. Memore della mia personale esperienza scolastica, quindi, iscrivere Sara nell’Istituto delle Maestre Pie Filippini a Rocca di Papa è stato un naturale provvedimento educativo e incontrare Suor Adua, una fortunata combinazione.

Non la ricordo solo per essere stata l’insegnante di mia figlia, ma soprattutto per la persona che era e per la grande disponibilità che offriva ai bambini e alle loro famiglie. Il suo sorriso, come il suo sguardo arrivavano prima delle parole e un conforto, un aiuto una parola buona erano sempre pronti a essere elargiti con naturalezza e spontanea semplicità. Pur investita dal ruolo di superiora, era umile tra gli umili: magra, piccola di statura, spesso la trovavo indaffarata in attività che richiedevano una manualità per la quale non si aveva paura di sporcarsi le mani. Curava l’orticello del convento, per esempio, le gallinelle nel pollaio. La ricerca dell’autonomia al servizio delle consorelle l’aveva spinta a mettersi in gioco e a prendere la patente con la quale guidava una vecchia auto verde, una Mini se non ricordo male, donatale dalla famiglia di un alunno. In Parrocchia la si trovava sempre impegnata con il gruppo del catechismo, impegno che mantenne anche dopo la chiusura dello storico Istituto, per la crisi delle vocazioni religiose. La ricordo in estate, durante le vacanze, raccogliere bambini e bambine, creare una sorta di centro estivo gratuito per le famiglie con i genitori impegnati. Li intratteneva in attività ludiche nel giardino della scuola. A qualche bambina volenterosa insegnava piccoli punti di ricamo. Operare per pregare, questo era il suo motto e non esitava ad aprire la Casa per consentire alle famiglie di gestire il tempo libero con festicciole o attività sportive o di ballo. L’edificio scolastico aperto al sociale per avvicinare la gente alla Fede. Seguivo con ammirato stupore le sue iniziative, meravigliata da tanta apertura alla società. Malati, infermi, persone in difficoltà trovavano in suor Adua una parola di conforto e un aiuto.

Troppo presto il Signore l’ha chiamata a sé, improvvisamente, in un giorno di fine ottobre del 2013: l’avevo vista in Chiesa fino a pochi giorni prima, quando nel giorno libero tornava a Rocca per proseguire il suo apostolato di Fede. Una donna, una religiosa suor Adua che ricordo con affetto, sentimento condiviso da quanti come me, hanno avuto la fortuna di conoscerla.

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