10 febbraio, il ricordo della tragedia delle Foibe

0

Rocca di Papa ha ricordato con un manifesto commemorativo la tragedia delle foibe. La Repubblica italiana riconosce dal 2005 con una legge nazionale il 10 febbraio come ”Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare ”la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe, dell’Esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Per quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica ha avvolto la vicenda degli italiani uccisi nelle zone istriane. A undici anni dall’approvazione della legge, però, la data del 10 febbraio ha coinciso con una fase di elaborazione di una delle pagine più angoscianti della nostra storia, fortunatamente condivisa da migliaia di comuni italiani di ogni guida politica. Migliaia di persone, negli anni della guerra e successivi alla fine del conflitto bellico, sono state torturate e uccise nel confine orientale. Una vicenda che, ancora oggi, vede opinioni differenti nell’opinione pubblica.

La prima ondata di violenza esplose subito dopo l’armistizio del settembre 1943. In Dalmazia e in Istria, i militari di Tito sferrarono la propria violenza contro gli italiani. Una violenza crescente nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupava Trieste, Gorizia e l’Istria. Tantissime le vittime: cattolici, fascisti, socialisti, donne, sacerdoti, anziani e bambini. Una carneficina pianificata. I crimini e le violenze ebbero fine nel 1947 con il trattato di pace di Parigi che imponeva il passaggio di Zara, Fiume e gran parte dell’Istria alla Jugoslavia. Poi l’esodo di 350mila persone verso l’Italia e il mondo. Un percorso difficile, persino rifiutato.

In quegli stessi anni un’altra tragedia, quella dell’Isola Calva, così denominata a causa del suo aspetto, divenne tristemente famosa nel secondo dopoguerra quale sede di un campo di concentramento della Jugoslavia destinato a ospitare gli oppositori al regime di Tito, in particolare, dopo la rottura tra Stalin e il Maresciallo del 1948, sull’isola vennero deportati molti dei comunisti, jugoslavi e non, vicini alle posizioni staliniste. Il totale dei detenuti politici sull’isola Calva può essere stimato in circa 16.000, dei quali più di 400 trovarono la morte per torture o sfinimento. Gli italiani imprigionati a ”Goli Otok”, per lo più immigrati dal monfalconese nel 1946, furono circa 300, dei quali 14 persero la vita.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com