Luoghi cittadini dai nomi che sfuggono: Valeriano Gatta, il giovanissimo eroe della Prima Guerra Mondiale

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Valeriano GattaROCCA DI PAPA / Storie – Il nome della piazza meglio conosciuta del “Carpino”, di prossima riqualificazione, commemora le gesta del soldato volontario, morto in guerra

Con tutto il mio grande affetto ai miei carissimi genitori e familiari tutti. Offro un segno di ricordo e ammirazione.    aff.mo figlio Valeriano  –     Porto Santo Stefano, lì 1° aprile 1915.

Lo ritraeva da poche ore in divisa,  quella cartolina-foto scattata a Livorno nel Premiato Stabilimento Fotografico Allegranti & Miniati,  orgoglioso con il suo bel cappello con le piume nere, bersagliere pronto a combattere per difendere la Patria:  moro, capelli cortissimi, un accenno di baffetti scuri, in mano i guanti ricevuti con la divisa.  Era partito volontario pochi giorni prima dalla sua casa a Rocca di Papa, sopra la chiesa del Crocifisso,  abbracciando la madre Lucia Vitali in lacrime, il padre Augusto – carbonaio e boscaiolo abituato a una vita di duri sacrifici – incapace di accettare quella decisione,  i familiari tutti, compreso il fratello maggiore di quattro anni, Latino, con il quale collaborava attivamente nell’ufficio postale, consegnando lettere ai paesani. Inutilmente, avevano tentato di dissuadere Valeriano: non c’era stato nulla da fare. L’impegno e la collaborazione all’attività del fratello,  né l’amore per la bella fidanzata riuscirono a fargli cambiare idea.  Quella partenza segnava un riscatto per  il giovane rocchegiano, riformato tempo prima durante la visita di leva perché affetto da varici. Doveva rimarginare quella ferita al  suo amor proprio: questa era la giusta cura.

Valeriano pensava a Trento e Trieste, dovevano essere italiane e lui avrebbe lottato affinché questo si realizzasse: molti i giovani  che si sentivano trascinati dall’ideale della Patria che riempiva la loro vita e inorgogliva la loro giovinezza.

L’11 marzo del 1916 si formò il 14° Reggimento Bersaglieri  e inviò per turni di quindici giorni  i suoi battaglioni in prima linea sul Monte San Michele. Il 16 maggio il nemico attaccò le difese  del 54° battaglione riuscendo ad avere la meglio. Il battaglione del quale faceva parte Valeriano reagì con coraggio e tenacia, facendo arretrare l’invasore e provocando grosse perdite al nemico. Il 23 maggio gli austriaci si avvicinarono verso l’Altopiano dei Sette Comuni e il Reggimento di Valeriano ricevette ordine di trasferirsi verso quel fronte. Dopo due giorni giunsero a Marcesina, sostando nel bosco a nord dell’Osteria. Attaccarono il giorno seguente, ma gli austriaci reagirono violentemente diradando le fila degli italiani. Trascorsero inesorabili i giorni fino al 1° giugno del 1916.  Al 14° Reggimento era stato affidato il compito, con il 54° battaglione, di attaccare  Monte Cimone e con il 61°,  Monte Cucco di Mandrielle allo scopo di contenere l’assalto nemico.  Valeriano appena ventiduenne, promosso da caporale a caporal maggiore avanzò insieme agli altri giovani verso il Bosco dei Laghetti, ritrovandosi sotto il tiro delle mitragliatrici nemiche. Riuscirono anche a bloccare il tentativo notturno di avanzata nemica.  All’alba si trovò davanti a un vasto pianoro a nord-est dell’Altopiano di Asiago 7 Comuni e prese posto con i compagni nei rifugi: erano circondati da boschi di larice e abete rosso, nell’aria il profumo di ginepro.  Il 3 giugno ricevettero ordine di attaccare le vicine posizioni della Piana di Marcesina, ma immediatamente con la reazione nemica si scatenò una lotta furiosa durante la quale caddero feriti o morti tutti gli ufficiali. Valeriano non si perse d’animo: con tenacia diresse il  combattimento, incitando e incoraggiando  alla resistenza i bersaglieri che erano con lui. Ferito una prima volta continuò a incitare alla lotta, finché colpito una seconda volta “ … rivide i boschi della sua Rocca, gli parve di udire la voce di sua madre mentre lo benediva alla partenza; percepì il profumo dei fiori e l’acre odore della carbonaia: i suoi occhi fissarono per sempre il cielo e là restarono nella trasparenza dell’infinito”.  Era il 4 giugno 1916.

Recita l’83° dispaccio del Bollettino Ufficiale 1918 che conferisce a Valeriano la medaglia d’argento al valor militare:  Caporale Maggiore Gatta Valeriano  –  Nell’attacco di una posizione fortemente munita di mitragliatrici, caduti morti e feriti gli ufficiali della sua compagnia, diresse il combattimento di gran parte di essa mentre l’avversario cercava di accerchiarla. Colpito egli stesso restava al proprio posto, incitando e incoraggiando i suoi bersaglieri alla resistenza finché, ferito una seconda volta cadde per non più rialzarsi. Bosco dei Laghetti, Conca di Marcellina.

Non riposa nella tomba del cimitero di Rocca di Papa l’eroico Valeriano: il suo corpo, disperso nella carneficina di un’intera generazione, è nei ricordi di tutti noi e dei suoi cari. Una piazza ricorda il suo nome: ora attraversandola, rendiamogli onore.

 

( cfr Testimone l’orizzonte di R Gatta e Lina Furfaro – testimonianza di Giuseppe Gatta)

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