8 marzo, una festa per ricordarci che siamo ancora indietro

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Le italiane sono più parsimoniose degli italiani, a tavola preferiscono scegliere il Dop, Igp e Doc, biologico e a chilometro zero, sono attente ai risparmi. Lo ha detto una ricerca Eurispes secondo cui le parole d’ordine per il ”gentil sesso” sono “risparmiare” e “qualità”. Le donne sono dunque un valore aggiunto in termini di affidabilità e sono ritenute a tutti gli effetti un cardine economico della nostra società. Fin qui le notizie di colore. Fin qui la storia di un universo unico che in Italia, però, nonostante dei progressi impensabili fino a 40 anni fa, sta ancora faticando ad emergere completamente come meriterebbe, ostacolato da certi luoghi comuni mai evaporati dalla mentalità comune o, peggio ancora, dalla cruenta realtà della violenza e del femminicidio, fenomeni a cui neanche le nuove leggi sembrano porre rimedio.

Ogni anno, come un mantra, siamo qui a ripeterci come potrebbe essere il nostro Paese e non è, cosa si potrebbe migliorare, dove trovare le cause della scintilla in grado far avanzare i diritti. Qualcosa è stato fatto, ma è sotto gli occhi di tutti che questa non è una nazione per donne quando si entra nel mercato del lavoro. Tante e troppe sono le disoccupate (tra i peggiori tassi di occupazione d’Europa), poca è ancora la capacità di riscatto delle donne del Sud, confermata quella strana anomalia che porta tutte le donne, a parità di incarico, a guadagnare una stima del 10% in meno rispetto agli uomini. Un dislivello ancora incomprensibile. Eppure le donne in Italia meriterebbero qualcosa di meglio per la propria capacità di sapersi dividere tra famiglia, lavoro ed interessi come se le giornate durassero 48 ore, con una tenacia ed una forza che andrebbero rispettate tutti i giorni.

Eppoi la terribile piaga, quella che ci fa davvero vergognare della nostra società. Isabella Noventa e Gloria Rosboch sono solo gli ultimi nomi di donne brutalmente assassinate da uomini che le hanno tolte dal mondo come fossero sacchi di immondizia. Fatti allucinanti, nati quasi tutti nell’alveo della famiglia o delle amicizie più strette. E allora questo 8 marzo, come tanti negli ultimi anni, arriva buono per parlare anche dell’ineguaglianza sociale che penalizza una parte che rimane debole nella nostra società società, così come i bambini e gli anziani. Avanza inoltre la povertà, crescono le ingiustizie, e le prime a pagarne le conseguenze sono proprio le nostre madri, le nostre figlie, le nostre amiche. Sogni infranti, ragazze e signore che allargando il discorso al pianeta terra (perchè non siamo soli) sono usate tutti i giorni come merce, umiliate, sfruttate nei campi, abusate nell’occidente che continua a guardare al proprio ombelico. L’8 Marzo non può essere una ”festa” se ovunque non si sono conquistati spazi di libertà perenni.

Il mondo di oggi ci sta ci sta regalando inoltre teatri di guerra dove anche le donne sono costrette o scelgono di prendere in mano le armi per difendere la propria casa, le radici a cui appartengono. Come quelle ragazze curde le cui voci possono essere unite alle tante che gridano il diritto a vivere, a non essere uccise da un marito, oppure che vogliono avere diritto al cibo, al lavoro, ad un colloquio che non debba giustificare se si è fidanzate, sposate, madri, o ancora alle semplici cure sanitarie, allo studio.

Per tutto questo l’8 marzo è utile solo a ricordarci che siamo ancora indietro e che dobbiamo lottare, uomini compresi, per prendere posizioni di vantaggio per la società e il futuro. Affinchè essere donna voglia dire sempre scrivere la parola ”domani”.

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