Strage a Bruxelles: ancora sangue e terrore

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DAL MONDO – Altri morti, in maniera tanto tragica quanto inspiegabile. Questa mattina altri attacchi suicidi all’aeroporto Zaventem, a Bruxelles, e presso due stazioni della metro in centro, a pochi passi dalle istituzioni europee, hanno riacceso l’allarme di un pericolo che non riusciamo ad arginare. Gli episodi arrivano a pochi mesi e giorni dagli attentati di Parigi, in Turchia, Tunisia, Libia, Iraq. Bombe passate inosservate, altre, come quelle di oggi, che ci entrano praticamente in casa devastando le nostre coscienze, alimentando la paura, lo sciacallaggio della politica che non aspetta altro per rimettere in modo la spirale della chiusura civile e della crociata.

Ancora una volta, mentre le notizie si aggrovigliano nella loro tragica realtà, l’unica cosa che possiamo fare, da cittadini civili e liberi, è di non cedere al terrorismo. Proviamo rabbia perchè nulla si può fare davanti ad un uomo che si fa esplodere dentro un vagone della metropolitana, ma dare la risoluzione dei problemi a semplici politiche di non accoglienza (i mostri ormai sono in casa e spesso sono cresciuti tra noi, in questa Europa), gettarsi nella dinamica dell’occhio per occhio e dente per dente non serve e non servirà. Continuare a vivere come si faceva un’ora prima del massacro è l’unica via che ci può consentire di riappropriasi della speranza, della convivenza, della civiltà del confronto e dei rapporti interpersonali anche tra persone differenti.

Bruxelles oggi sanguina assieme a tutta l’Europa. Ma la nostra condizione di uomini e di donne è quella di essere portatori di pace e di dialogo, di sicurezza e di buonsenso. Parole che oggi sembrano essere sprecate, ma che già da domani possono trasformarsi in valore autentico per non regalare ai nostri figli un mondo di battaglie di quartiere.

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