Rocca di Papa, con il vaticanista Raffaele Luise un viaggio nelle sfide di Papa Francesco

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ROCCA DI PAPA / Cultura – Un convengo per esplorare nel profondo la rivoluzione operata da Papa Francesco, il significato dell’ostentata semplicità del Santo Padre, i piccoli ma grandi gesti pregni di messaggi all’umanità, in un mondo dilaniato dalle guerre, dove le frontiere si innalzano e la solidarietà tra i popoli sbiadisce. Si è svolto nel pomeriggio di oggi il convegno, promosso dall’Associazione Osservatorio, con il giornalista, vaticanista e scrittore Raffaele Luise.

Ad aprire l’incontro, poi illustrato dalla coordinatrice dell’associazione, Antonia di Lonardo, è stato il sindaco di Rocca di Papa, Pasquale Boccia. “E’ chiaro che la figura del Papa è emblema di un cambiamento radicale, il cui paradigma della fraternità è a noi molto caro – ha detto il primo cittadino -. Abbiamo già avuto modo di affrontare temi inerenti il Pontefice con la trattazione, sempre qui in aula consiliare, dell’enciclica ‘Laudato sì’ che parla al mondo intero a difesa dell’ambiente. Il Papa parla di buone pratiche quotidiane, ci chiede di contribuire tutti per un fine alto e necessario per la nostra sopravvivenza”.

Il noto supporter  del Pontefice, che ne ha ben seguito i passi, da quel 13 marzo 2013, quando Bergoglio irruppe sulla scena internazionale con quel famoso “Buonasera”, è passato poi al cuore dell’incontro . “L’inflessione familiare del parlare a tutti, senza orpelli, è evidente – ha ricordato Luise -, non c’è infatti altro documento papale oltre l’enciclica ‘Laudato sì’, che si riferisca personalmente a tutte le persone”.

Luise ha ricordato l’importanza del significato dell’apertura della Porta Santa a Bangui, nel cuore dell’Africa, un gesto non solo simbolico ma – dice – di rocciosa concretezza. “Il Papa è un genio di pastoralità – aggiunge il giornalista -, inteso nel modo di vivere comunitariamente la fede, senza fare alcuna distinzione tra Chiesa e mondo”.

Autore del libro “Con le periferie nel cuore” Luise ha sottolineato come Papa Francesco parta proprio dalle periferie, dagli ultimi, dalle zone più lontane per raccordarle al centro e farne un tutt’uno.

 

 

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