Rocca di Papa, la svolta e quel “raus” che ancora risuona

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ROCCA DI PAPA / Attualità – Queste elezioni insegneranno molto, devono farlo. Le sberle date al Pd e al centrosinistra saranno dure da digerire e rimarranno sul groppone per un bel po’, a livello locale ed oltre. La gente ha scelto il cambiamento, tutto pur di cambiare. E questo spiega il perché il boom dei Cinque Stelle o, dove sono stati assenti, come a Rocca di Papa, di liste civiche, con numeri altisonanti che non hanno lasciato appello. I vecchi partiti sono superati.

Crestini a Rocca di Papa ha vinto con il 63,21% dei voti contro i 36,79% di Sciamplicotti. Un secondo turno che non ha fatto altro che aumentare lo stacco che già Crestini aveva accantonato col primo turno, quando lo schieramento di “Insieme per Rocca di Papa” era avanti di circa 500 voti. Al ballottaggio la candidata del centrosinistra ha addirittura peggiorato, perdendo punti percentuali, mentre Crestini, su cui sono evidentemente confluiti i voti degli altri schieramenti esclusi, ha registrato un deciso aumento, passando da 3.373 voti del primo turno a 4.557 del secondo turno.

Qualcosa non ha funzionato, certo, ma il cambiamento di cui parlavamo a inizio articolo era nell’aria ormai e forse ci sarebbe stato poco da fare, pure al netto dei tanti errori accumulati dal Pd cittadino. Ma il fatto che questo epilogo era forse ritenuto difficilmente possibile, testimonia come la classe dirigente avesse perso il contatto con la realtà cittadina, con gli umori di una popolazione sempre più povera e stanca.

Le riflessioni sono d’obbligo. Forse non è più tempo di pensare (tristemente) che i rapporti umani possano salvare capra e cavoli. La gente sta male, non ce la fa ad arrivare a fine mese, ed anche una buca minuscola sull’asfalto diventa un problema gravissimo perché poi si allargherà, le ruote si squarceranno e i soldi per cambiarle non ci sono. Ora servono più che mai efficienza, servizi, perché un cittadino non è più in grado da solo di provvedere a se stesso e di sopperire alle mancanze.  Se la parola che ha risuonato più spesso prima e dopo il voto, e sottolineo anche dopo il voto, è “raus”, si capisce quale possa essere stato il traino di questa tornata elettorale. La gente questo vuole. Prendersela con qualcuno, sbaraccare tutto e ricominciare da capo, sperando in un futuro migliore.

Resta l’incognita di quel 41,83% della popolazione che non è andata a votare al ballottaggio, una fetta alquanto consistente, e che molto probabilmente non nutre le medesime speranze.

 

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