Vulcano Laziale: il grande sorvegliato e la stazione sismica di Rocca di Papa

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museoChe il Vulcano Laziale non fosse estinto era ben noto (qualche studioso in passato lo aveva definito “in stato comatoso”), ma gli esiti di un recente studio condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno messo nero su bianco qualcosa di più, e cioè che il complesso vulcanico dei Colli Albani mostra chiari segni di una ripresa dell’attività, che potrebbero portare ad un nuova eruzione nel prossimo millennio.
Se i tempi lunghi inducono ad una certa calma, piace sottolineare che anche da Rocca di Papa, sede di una delle oltre 350 stazioni della rete sismica nazionale collegate con Roma, giungono preziose informazioni per il monitoraggio del nostro territorio e che oggi sono confluite in una ricerca che fa notizia.

Il Museo Geofisico che si trova alla vetta dell’abitato roccheggiano, infatti, non è solo un centro espositivo. “La sede di Rocca di Papa contribuisce al monitoraggio dell’area dei Colli Albani e di tutta Italia – riferisce la direttrice del Museo roccheggiano, Giuliana D’Addezio -. Il Vulcano Laziale è continuamente sotto controllo e sotto tutti i punti di vista. Ci sono delle aree monitorate da un punto di vista geochimico, come Marino, Morena e lungo il lago Albano, dove cioè si registrano emissioni gassose. Le stazioni sismiche sono collegate in continuo e in tempo reale per registrare tutti i movimenti del terreno in cui i sismologi riconoscono eventuali segnali sismici, che servono poi per determinare la localizzazione e la magnitudo dei terremoti. Altri strumenti, detti clinometri, verificano se ci sono dei cambiamenti di tendenza del terreno dovuti a rigonfiamenti sottostanti. Un progetto nato in collaborazione con l’Esa permette inoltre di effettuare rilevamenti via satellite, per verificare sia i movimenti verticali che, addirittura, le emissioni gassose”.

Lo studio multidisciplinare è stato condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche – “Sapienza” Università di Roma, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), e Laboratorio di Geocronologia dell’Università di Madison. Lo studio, Assessing the volcanic hazard for Rome: 40Ar/39Ar and In-SAR constraints on the most recent eruptive activity and present-day uplift at Colli Albani Volcanic District, ha permesso di ricostruire la storia delle eruzioni avvenute da 600.000 anni fa a oggi nel distretto vulcanico dei Colli Albani, assieme a quella delle deformazioni della crosta terrestre che hanno accompagnato nel tempo la sua evoluzione e.

“Non solo il vulcano è tutt’altro che estinto –  afferma il ricercatore dell’Ingv Fabrizio Marra – ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio. Da qui la necessità di monitorare sin da oggi quest’area vulcanica”. Gli elementi emersi dallo studio sono molteplici, legati a diversi indicatori geofisici, tutti convergenti nell’indicare che l’area vulcanica è attiva e che a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma.

Il Museo di Geofisica di Rocca di Papa intanto sta attrezzando la nuova sala espositiva con una  piattaforma sismica per la simulazione dell’effetto di un terremoto di intensità moderata  e di una vasca che mostra il verificarsi di uno tsunami, sperando che si tratti dell’unica possibilità di toccare con mano eventi tanto disastrosi.

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