Come districarsi tra polizza vita ed eredità

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Spesso informazioni parziali e complessità dell’argomento contribuiscono a confondere le idee sul rapporto tra polizza ed eredità. Molti non sono in grado di riconoscerne i confini e le caratteristiche distintive, altri, altrettanto numerosi, data la delicatezza del tema e la naturale umana paura dell’inesorabile, preferiscono procrastinare certe decisioni e ignorarne l’urgenza. E’ fondamentale invece informarsi correttamente, acquisire coscienza della propria situazione e prepararsi a compiere delle scelte che inevitabilmente condizioneranno il futuro dei nostri cari. Si tratta di due concetti profondamente diversi, che è necessario saper distinguere per l’importanza del ruolo che ai giorni d’oggi ricoprono nella nostra società.

Le assicurazioni vita sono un tipo di contratto mediante il quale il contraente assicura al beneficiario la corresponsione di una rendita o un capitale, in caso di morte, invalidità o altri accadimenti simili, impegnandosi a versare un premio a vantaggio dell’assicuratore. Sono sempre più numerosi i nuclei familiari che affrontano le spese ordinarie e straordinarie facendo affidamento su una sola fonte di reddito, talvolta anche precaria. Alla vita e all’integrità di un singolo individuo è legato a doppio filo il destino di un intero nucleo familiare, che in mancanza di precauzioni potrebbe perdere del tutto la sua sicurezza e stabilità economica. Da qui l’urgenza e la necessità per molti di stipulare questa forma di contratto. Dal punto di vista giuridico al momento della conclusione il beneficiario diventa titolare di un vero e proprio diritto di credito nei confronti dell’assicuratore, ma può esercitare le facoltà ad esso connesse solo a partire dal verificarsi dell’evento previsto. In tal caso l’assicuratore ha l’obbligo di procedere al pagamento stabilito e il beneficiario può pretendere l’adempimento dell’obbligazione, quindi la soddisfazione del proprio interesse. Per diritto di credito si intende un diritto soggettivo a contenuto patrimoniale, che si contraddistingue per la sua relatività. La realizzazione degli interessi del soggetto creditore dipende dalla collaborazione del debitore, cioè dal compimento da parte di quest’ultimo di una determinata azione.

Non ci sono condizioni e vincoli relativi alla nomina del beneficiario, questa può avvenire indifferentemente al momento o dopo la conclusione dell’accordo e può essere a favore o meno di un erede. Esiste la possibilità per il contraente di scegliere come beneficiari gli eredi e di suddividere in quote uguali il premio, ma non è la regola. E’ evidente dunque che il capitale o la rendita, la cui entità è stabilita dalla polizza vita, non è oggetto di successione ereditaria, cioè non appartiene a quell’insieme di beni, obbligazioni e diritti che vengono trasferiti agli eredi in caso di morte.

Se da un lato il premio non rientra nell’asse ereditario, dall’altro però concorre alla determinazione del patrimonio complessivo del defunto, operazione inevitabile nel caso in cui vi siano eredi necessari: coniuge, figli e in mancanza di questi ascendenti. Infatti la cosiddetta massa comprende tutti i beni, mobili e immobili, sia caduti in successione che eventualmente donati dal defunto finché era in vita, come il premio della polizza. Una volta stabilita l’entità totale del patrimonio e detratti i debiti, è possibile determinare la quota che spetta per legge agli eredi legittimari, e di risulta la quota di patrimonio disponibile, cioè quell’insieme di beni di cui il testatore può liberamente e autonomamente disporre. L’ordinamento giuridico italiano infatti riconosce il valore della volontà del de cuius, dandogli la possibilità di decidere del destino di una parte del suo patrimonio per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Tale quota si calcola in misura pari ad un quarto della massa ereditaria. Bisogna sottolineare che per quanto riguarda la quota spettante ai legittimari vale una regola fondamentale: in alcun modo chi fa testamento può dettare condizioni, limiti o vincoli al godimento della stessa da parte degli eredi. Ad esempio non è consentito che un marito nomini sua moglie come erede a patto che non contragga matrimonio con un altro uomo, oppure la figlia a condizione che non si sposi, ecc.

La materia è disciplinata da una serie di riferimenti normativi, cui è necessario attenersi e che è sempre possibile consultare per chiarire eventuali dubbi e perplessità, tra questi: il codice civile, il codice del consumo, il codice delle assicurazioni private, il testo unico della finanza e il testo unico imposte sui redditi.

 

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