Dal 14 al 16 ottobre la XXXVII Sagra delle Castagne organizzata da una Pro Loco senza ‘testa’

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ROCCA DI PAPA / Attualità – Si avvicina a grandi passi la XXXVII Sagra delle Castagne, evento principe della città di Rocca di Papa che, giocoforza, sarà il banco di prova della nuova organizzazione targata sì, ancora Pro Loco, ma in collaborazione e patrocinata dalla nuova Amministrazione Crestini. Se non altro perché la Pro Loco ad oggi non ha un presidente, e forse neanche lo avrà fino almeno fino al dopo sagra.

Dopo le dimissioni dell’ex presidente Andrea Basili (LEGGI) le redini dell’evento che richiama a Rocca di Papa migliaia di visitatori sono rimaste in mano alla formazione associativa nata con il precedente governo Boccia, anche se inizialmente qualcosa sembrava non andare esattamente in questa direzione.

Poi i soliti ritardi accumulati, tante, tantissime cose da fare, ed oggi la prima scarna comunicazione a mezzo “social” che fissa l’appuntamento dal 14 al 16 ottobre.

“La festa si svolgerà nel centro storico del paese nei giorni di venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 ottobre – si legge nel post -.L’evento è organizzato dalla Pro Loco Città di Rocca di Papa in collaborazione con l’Associazione Commercianti e altre associazioni locali. Saranno presenti numerosi stand gastronomici presso i quali sarà possibile gustare prodotti a base di castagne, e molte altre specialità del territorio. Inoltre, ci sarà anche un mercatino dedicato all’artigianato. Diversi gruppi musicali allieteranno l’evento durante tutte le serate della festa. La Sagra delle Castagne sarà l’occasione per tutti per conoscere Rocca di Papa, il suo centro storico e le sue eccellenze.
A breve sarà pubblicato il programma dettagliato delle tre giornate”.

Proprio la sagra delle castagne, e dunque l’immagine stessa della città, erano rimasti stritolati l’anno scorso nelle diatribe politiche del periodo post elettorale, con l’allora consigliere Crestini assai critico sull’organizzazione, che a suo dire non avrebbe valorizzato abbastanza i prodotti tipici locali, lasciando spazio a produttori di altre regioni e “vù cumpra”.

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