Rocca di Papa – L’Alveare verso il sesto convegno anuale “Rilancio del castagno: gestione sostenibile e bio-prodotti”

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Sabato 12 Novembre 2016, nell’Aula Consiliare del Comune di Rocca di Papa, dalle 9 alle 14 si terrà il sesto convegno annuale dell’Alveare dal titolo:  “Rilancio del castagno: gestione sostenibile e bio-prodotti”.

All’evento parteciperanno  non soltanto alcuni fra i maggiori esperti nazionali della castanicoltura, ma anche tutte le Istituzioni che hanno voce in capitolo sui boschi: da quelle locali come i Comuni e il Parco dei Castelli alla Regione Lazio e al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Con il contributo scientifico dell’Università della Tuscia, la più qualificata nel Centro Italia nelle tematiche forestali, e delle principali Associazioni castanicole nazionali e internazionali l’Alveare vuole mettere a disposizione degli operatori locali le novità e i contatti migliori per progredire in un’attività che unisca il rispetto rigoroso dell’ambiente alla possibilità di ritorni economici significativi. E’ un’occasione preziosa per aggiornarsi sulle possibilità concrete di fare dei boschi, e in particolare dei castagneti, il motore della ricrescita della Città di Rocca di Papa e, più ingenerale, di tutto il  territorio albano.

L’appuntamento di quest’anno, infatti, non è soltanto un’occasione di studio e di confronto. E’ anche un appello rivolto a tutti gli “Albani”, cioè ai più di 300.000 abitanti delle città che ricalcano le antiche “curie” del Vulcano Laziale: ai Curiazi, insomma. Nell’ambito della nuova Città Metropolitana di Roma il territorio albano costituisce un “unicum” che deve prendere coscienza di sé e iniziare a ragionare e costruire insieme.

Nel mondo globalizzato di oggi non ha più nessun senso parlare del legno o delle castagne  di Rocca di Papa, di Rocca Priora, di Lariano o di Velletri. Se si vuole dare una prospettiva seria al patrimonio forestale comune occorre iniziare a considerarsi parte attiva di quel territorio unitario che sono i Colli Albani.  I boschi non hanno confini, i limiti sono soltanto amministrativi. Ma le piante sono le stesse, la terra è la stessa, le prospettive e i problemi sono gli stessi.

Per valorizzare il patrimonio castanicolo albano bisogna unire le forze e guardare avanti, lontano. Se nonostante le risorse messe a disposizione dalla Comunità Europea, dallo Stato e dalle Regioni non si riesce più a ottenere un centesimo, se nonostante l’esistenza di Istituzioni sovraccomunali come il Parco, la Comunità Montana e il GAL non si riesce a liberarsi dei campanilismi, se si lascia che i boschi deperiscano e rimangano improduttivi, allora i nostri figli e nipoti saranno le prime generazioni a non poter ringraziare quelle che le hanno precedute.

 

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