“Rilancio del castagno: gestione sostenibile e bio-prodotti”, il bilancio de ”L’Alveare”

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IL convegno dell’associazione L’Alveare ha offerto finalmente agli operatori della filiera del castagno del Comprensorio un’opportunità di esprimere le loro posizioni. Nella mattinata di Sabato 12 novembre, presso la Sala Consiliare del Comune di Rocca di Papa, erano presenti oltre 50 persone tra cittadini e addetti ai lavori. All’appuntamento non sono mancati il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, la Regione Lazio, la Comunità Montana, l’Ente Parco e l’Università degli Studi della Tuscia, oltre a proprietari privati di aziende forestali e imprenditori della trasformazione del legno, nonché ai graditi ospiti dell’Associazione Nazionale Città del Castagno e della Rete Europea del castagna.

Il convegno ha consentito di approfondire varie tematiche. Il Dott. Manzo (MIPAAF) ha illustrato i risultati ottenuti nell’azione di contrasto al Cinipide galligeno, presentando anche le novità della normativa forestale ed in particolare l’iniziativa programmata per il 29 novembre del Forum Nazionale delle Foreste. Fra le priorità vi è anche quella del ruolo delle istituzioni per un coordinamento e semplificazione delle procedure amministrative di interesse per la gestione delle foreste. L’Avv.to Panichelli (UNITUS) ha illustrato le potenzialità dei “contratti di rete” quale strumento per promuovere lo sviluppo del territorio. Questo tipo di contratto potrebbe essere applicabile anche al contesto dei castagneti e del legno di castagno locale, seguendo uno schema di filiera verticale (cioè dalle istituzioni alle imprese passando per le proprietà dei castagneti) a fronte di obiettivi concordati. Il Dott. Gaglioppa, della Regione Lazio, ha illustrato lo schema di riferimento generale con cui è possibile la conversione dei cedui castanili in castagneti da frutto e le opportunità che il Piano di Sviluppo Rurale della Regione, prossimo venturo, prevede di assicurare al settore.

Le criticità del sistema castanicolo locale sono state evidenziate dal Dott. Cantiani (sportello Forestale della Comunità Montana). Oltre alle problematiche intrinseche della coltura dei cedui di castagno, il suo intervento ha posto particolare attenzione alle problematiche di carattere amministrativo. A seguire il Dott. Cresta (Ente Parco Regionale dei Castelli) partendo dagli spunti emersi ha illustrato lo sforzo, ancora in corso, che l’Amministrazione del Parco sta svolgendo per andare incontro alle esigenze colturali dei cedui castanili e degli operatori del settore. In ultimo il Prof. Carbone, ponendo come background la prospettiva dell’elaborazione di un progetto LIFE specifico, si è soffermato sulla necessità che determinate criticità siano quanto prima superate. I cedui castanili sono una preziosa risorsa per il tessuto socio economico locale, ma anche il benessere della collettività, locale e non, dovuto ai valori ambientali e culturali che gli ecosistemi conservano. La loro storia, tuttavia, sta ad attestare la loro suscettività ai processi degradativi che tendono ad accentuarsi con l’abbandono colturale. L’equilibrio tra queste due situazioni deriva dalla gestione sostenibile. Gestione che scaturisce da una articolata politica di settore, definita coinvolgendo tutti gli attori del territorio, nonché dalla valorizzazione delle peculiarità e cogliendo le opportunità esistenti.

Il dibattito che ne è seguito ha affrontato quattro tematiche rilevanti quali:

a) la crescente complessità amministrativa che caratterizza la gestione dei cedui castanili. Gli interventi che si sono succeduti hanno evidenziato lo stato d’animo che anima gli operatori. Alla passione con cui gestiscono i castagneti si affiancano le preoccupazioni legate ai procedimenti amministrativi frutto del complesso quadro normativo territoriale. In alcuni casi essi sono basati sulla presunzione dell’esistenza di rischi (o valori) e non sulla loro effettiva valutazione di dettaglio. Ciò determina la dilazione temporale delle procedure, l’introduzione di oneri aggiuntivi per gli adempimenti, l’esposizione delle imprese ad oneri finanziari addizionali dovuti alle anticipazioni nonché evidenti difficoltà nella programmazione e nel soddisfacimento degli impegni e delle commesse, in questa fase economica, non certo numerose;

b) la tipicità delle produzioni legnose locali. Ricordando la storia commerciale del castagno locale secondo cui nel lontano passato ha avuto acquirenti spagnoli, nonché il suo impiego nell’edificazione di centri urbani come Venezia e Roma, è stata avanzata la richiesta di approfondire i caratteri genetici del castagno locale, sviluppando anche analisi comparative con quello di altre realtà;

c) l’innovazione dei prodotti del castagno. Gli interventi hanno ricordato il recente progetto finanziato dal PSR della Regione Lazio e coordinato dalla prof.ssa Romagnoli, con il coinvolgimento diretto anche di alcune aziende e imprese locali, che ha condotto allo sviluppo del prototipo di travi lamellari in castagno. Lo sviluppo di questa linea produttiva si ritiene possa essere qualificante per questa realtà produttiva e dunque sarebbe opportuno proseguire nel percorso necessario per la loro commercializzazione a tutto tondo;

d) la necessità di “fare squadra“. Vari operatori, intervenendo, hanno evidenziato analoghe tipologie di problematiche, lamentando la debolezza del singolo nell’affrontarle. In modo indiretto da parte di alcuni ed in modo forte da parte di altri, è stato sottolineato come elemento strategico per il futuro del settore è la sinergia tra gli operatori. Le varie istanze, in futuro, dovrebbero essere presentate come espressione del sistema della castanicoltura da legno locale. In questa prospettiva è stata ribadita l’importanza di proseguire nell’ipotesi del progetto LIFE.

A conclusione dei lavori il prof. Francesco Carbone ha elaborato ed avanza le seguenti possibili azioni da svilupparsi nei prossimi mesi:

a) costruire un “Gruppo di Lavoro Locale” espressione degli operatori del settore;

b) procedere con le analisi per la definizione del DNA del castagno del Comprensorio dei Colli Albani, nonché attivarsi per l’acquisizione della nota del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali inerente la valutazione dell’impatto della gestione dei cedui sui beni archeologici sotterranei.

c) promuovere la costituzione di un tavolo tecnico di coordinamento tra Regione Lazio, Città Metropolitana, Ente Parco, Comunità montana, rappresentati dei Comuni, Università della Tuscia, Aziende ed industrie boschive del settore, per definire delle possibili soluzioni alle criticità maggiori e risolvibili a questa scala, partendo dal documento già elaborato nel 2013;

d) sollecitare i Comuni ad affidare rapidamente i lavori di rilevamento di dettaglio delle aree a rischio frana nei propri territori e delle aree di interesse archeologico (circoscrivendole bene). La copertura finanziaria potrebbe essere assicurata dai fondi vincolati delle migliorie boschive (art. 21 della l.r. 39/2002 e dell’art. 26 del R.R. 07/2005);

d) promuovere un emendamento per includere il legno all’interno della disciplina di cui alla L.R. 7 novembre 2016, n. 14 (Disposizioni per valorizzare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli e alimentari di qualità provenienti da filiera corta);

e) produrre una brochure divulgativa della filiera di produzione e trasformazione del legno di castagno che coinvolga istituzioni, proprietà ad imprese di trasformazione del legno;

f) favorire la redazione di una “strategia forestale” per i castagneti del Comprensorio dei Colli Albani;

g) sviluppare il progetto LIFE.

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