Rocca di Papa, la sinistra dice ”No”: ”La Riforma è un pericolo”

0

SAMSUNG

ROCCA DI PAPA – Successo per l’iniziativa. La sala ricorda Giulio Croce

Un bel dibattito. Profondo, con tanti temi sviscerati e molta passione politica. ”Rocca di Papa – Bene Comune” ha sviscerato ieri sera, presso la Biblioteca Comunale, davanti ad una sala gremita, le motivazioni del suo ”No” al Referendum. Una riunione poco reclamizzata e ugualmente di successo, segno di quanto interesse abbia sviluppato la campagna referendaria in questi mesi. Coinvolgente il dibattito ed anche gli interventi dei relatori: il Prof Ugo Mancini, Gennaro Spigola e Cecilia Del Miglio.

La sala ha osservato un minuto di silenzio per la recente scomparsa dell’ex consigliere comunale Giulio Croce. Spigola, non senza un evidente commozione,  lo ha ricordato come un ”pezzo importante della storia della sinistra roccheggiana”.

Cecilia Del Miglio, introducendo il dibattito, ha parlato di come la vittoria del ”Sì” possa essere negativa per i diritti e la democrazia della nazione. ”Dopo questa riforma, il Job act e la nuova legge elettorale assistiamo ad un netto taglio dello stato sociale – ha detto – ed anche ad alcuni pericoli per la capacità rappresentativa degli italiani”.

Ugo Mancini, ex presidente Ampi di Genzano, professore del liceo Foscolo ad Albano Laziale, esperto di storia, ha presentato il quadro delle motivazioni che inducono a giudicare negativamente la proposta del governo. ”E’ un tentativo di riforma che grava sul presente – ha detto – e nella prospettiva su metodi e contenuti. E’ il parere di un potere costitutivo, e non costituente, che cambia e riscrive le regole. C’è il profondo sospetto che gli equilibri non siano corretti. Chi era in vantaggio ha deciso di scrivere un’altra Costituzione e una nuova Riforma. Già la Bicamerale fu condizionata dalla politica, ma qui il pericolo è ancora più grave”.

Mancini ha sottolineato come il peso dell’Italicum, la nuova legge elettorale, sia importantissima. Sono state fatte notare delle similitudini con la Legge Acerbo che favorì l’ascesa del Fascismo. All’epoca per il 25% dei consensi ottenuto per una lista c’era un corposo premio di maggioranza, ma esisteva anche una ripartizione proporzionale nel caso quella soglia non fosse stata raggiunta L’Italicum non prevede neanche questo. ”Con il 23% dei voti un partito può prendere il 55% dei seggi” – ha sottolineato Mancini, palesando come la Costituente fu pensata per contenere l’esecutivo, per evitare che si affermassero di nuovo fenomeni come la dittatura, ma non solo. ”L’Italia dal 1861 al 1919 era stata percorsa da governi autoritari – ha evidenziato il professore – e così si pensò di attuare un sistema parlamentare forte, compreso quel bicameralismo che vedeva il senato come ”camera di ripensamento”, come luogo in cui correggere eventuali errori”.

”La Costituzione si può cambiare – ha aggiunto – ma come? Senza dimenticare le caratteristiche storiche, culturali, sociali di una nazione che tradizionalmente delega”. Non è la legge elettorale che cambia il corso delle cose, nella sostanza, ma è la classe dirigente che scambia troppe volte il servizio per un potere a rendere difficile la governabilità. Quanto al taglio dei tempi propagandato dal ”Sì” non c’è in fondo nulla di reale – secondo chi sostiene il ”No” – perché si è visto anche recentemente, con la Costituzione già in vigore, come il rimpallo Camera-Senato può essere molto veloce. Ed ecco affermarsi dunque il discorso della volontà politica, più che di una semplice complicazione di natura tecnica.

”Con la nuova legge elettorale e la nuova riforma – ha detto ancora Mancini – il rischio che si corre è che se vincesse un Trump da queste parti potrebbe dormire su due guanciali perché solo la Camera avrà la fiducia, la legge elettorale rafforza il potere di un partito solo che potrà esprimere, con le nuove regole, un Capo del governo che magari è anche il segretario del partito guida e che può eleggere un Presidente della Repubblica come meglio dispone. Con la differenza che Trump avrà tra due anni le elezioni di metà mandato. Qui neanche quello”.

”Qui si sta alterando un processo democratico, c’è una anomalia in corso – ha ribadito il professore – il Senato ad esempio sarà espressione dei territori ma avrà ugualmente non poche competenze come espresso e dunque non è vero che viene a decadere automaticamente il bicameralismo. E’ una istituzione che può chiedere di ridiscutere le leggi. Inoltre è emersa un’altra questione non di poco conto. Secondo il segno politico preponderante che potrà assumere la conformazione dei 100 eletti, questi potrebbero essere subalterni alla Camera per posizione partititca oppure, complicando terribilmente il percorso delle leggi, una vera e propria opposizione”.

Infine la considerazione delle competenze Stato – Regione, in cui lo Stato ottempera ad una legislazione esclusiva non solo sulle infrastrutture ma anche sulla cultura, e questo rimanda a tempi che credevamo ormai lontani. ”Ma sopratutto – si è chiesto Mancini – qual è il limite di questa competenza? Dove ci si ferma? Non sta scritto da nessuna parte”.

Secondo il relatori la Costituzione nacque da differenze politiche anche profonde con un percorso di contributi straordinario, che metteva in gioco addirittura carte costituzionali sconosciute perché poneva grandi interrogativi sul futuro, aveva una visione. Metteva al centro la persona. Il rischio che si corre dal 5 dicembre è quello che tutto si fondi sul mercato, che anche nei tempi della costituzione nata dopo il fascismo puntava ad un esecutivo forte per avere carta bianca e un governo che fosse solo una realtà amministrativa senza una prospettiva d’insieme per le future generazioni.

Gennaro Spigola ha portato in profondità, nel suo intervento, i temi relativi il lavoro, le pensioni e tutte le questioni irrisolte di questo tempo, in cui le garanzie vengono meno, e che potrebbero essere ancor più messo a rischio dalle riforme del Governo Renzi. Ne è seguito un dibattito anche autocritico, di grande riflessione generale, ma anche pieno di voglia di riscatto e di rivendicazione delle battaglie dei diritti per cominciare già dal 5 dicembre, comunque vada, a rifar sentire la voce di un’Italia che oggi è sofferente e che non può permettersi di perdere garanzie, tutele, democrazia.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com