Rocca di Papa – L’opposizione invisibile dell’ex sindaco Boccia. E giù fango a non finire…

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ROCCA DI PAPA / Attualità – Attacchi scomposti, spesso gratuiti. Di certo c’è che la maggior parte della comunicazione messa in piedi dal nuovo governo di Rocca di Papa, targato Emanuele Crestini, è volta a screditare la passata Amministrazione.
La questione del Teatro civico è quella più recente e sicuramente più scomposta. La maggioranza ha persino taroccato una nota ufficiale della Regione Lazio (e siamo stati i primi a dirlo – LEGGI) per gettare fango sui due governi Boccia, durante i quali gli uffici comunali non avrebbero ottemperato alla firma del documento di agibilità dell’edificio culturale di Rocca di Papa, richiesto ora dalla stessa Regione ad agosto 2016, cioè a cambio governo già effettuato.

Ma il fango non finisce qui. Dalle antenne alle scuole, dal pulmino sociale alla manutenzione delle strade, la lista è davvero lunga e sicuramente continuerà ad allungarsi, dal momento che il clima amministrativo è ancora tutto impantanato sullo scontro politico tra il vecchio ed il nuovo.

E l’ex sindaco? Cosa fa il massimo rappresentante del governo cittadino che è preso continuamente a schiaffi, sui social e a sul volantino ufficiale dell’Amministrazione, il più delle volte, come predetto, in maniera gratuita e goffa? Tace, semplicemente tace.

Un comportamento ben lontano da quello che, proprio a due passi, stanno tenendo gli ex primi cittadini di Genzano e Ariccia. Flavio Gabbarini nella città dell’Infiorata, nel corso di un Consiglio comunale è stato addirittura invitato ad uscire per calmarsi, durante una delle sue continue arringhe contro il neo sindaco pentastellato Lorenzon, tacciato di incompetenza e di scarsa modestia. Ad Ariccia Emilio Cianfanelli allo stesso modo sta tenendo testa al suo successore, Roberto Di Felice, e noto è lo scontro sul ponte Monumentale.
Boccia al contrario, dopo una breve comparsa nel corso del primo Consiglio comunale della nuova era, non ha dato più alcun cenno.

A Rocca di Papa dunque la situazione è ben diversa, figlia anche della lacerazione interna al Partito Democratico,  che imbriglia i sussulti dell’opposizione, e che aspetta ora l’esito del referendum.

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