Cinque scosse di terremoto in un solo giorno ai Castelli romani, parla la geofisica D’Addezio

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Sono state cinque le scosse di terremoto registrate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ai Castelli romani nella giornata di sabato 14 gennaio. “Poche per essere definite uno sciame sismico” ha detto l’esperta e direttrice del Museo Ingv di Rocca di Papa, Giuliana D’addezio. Le scosse hanno avuto magnitudo tra 2.2. e 2.5, tutte ad una profondità di circa 10 chilometri, con epicentri nella zona che va da Ariccia a Albano.

Le prime due scosse si sono verificate nella seconda parte della notte (ore 04:01 e 04:50), rispettivamente di magnitudo 2.4 e magnitudo 2.3 della scala Richter. Le successive due, invece, sono avvenute durante la mattinata, e precisamente alle 08:29 e alle 08:33, con magnitudo 2.2 e , la più forte, di magnitudo 2.5. La quinta ed ultima si è registrata alle ore 21:48 con magnitudo 2.4.
Le scosse sono state avvertite distintamente nella zona Sud di Roma, a Ciampino, Ariccia, Albano Laziale, Rocca di Papa, Velletri, Frascati, Castel Gandolfo, Marino e in tutta l’area dei Castelli.

“Siamo in una zona vulcanica ed il rischio sismico è elevato soprattutto a causa della alta vulnerabilità degli edifici – ricorda la geofisica, parlando di una normale attività riconducibile all’attività mai spenta del Vulcano Laziale -. Dobbiamo conviverci e soprattutto fare in modo che le abitazioni siano in grado di resistere in casi di eventi sismici di magnitudo moderata come quelli che si sono verififcati nel passato e che hanno prodotto danni”.
Gli ultimi sciami sismici registrati ai Castelli romani risalgono al 2002, circa 20 eventi con una magnitudo massima 2.2, e ancora prima la lunga sequenza degli anni 89-90, con scosse che hanno raggiunto la magnitudo di 3.7 e provocato diversi danni alle abitazioni.
Nel 1927, andando ancora a ritroso, troviamo il terremoto di magnitudo 4.9 con epicentro a Nemi, che registrò gravi danni e anche dei decessi.
“L’attività sismica in questa zona è saltuaria, e tra uno sciame e l’altro possono passare da qualche mese a diecine di anni – ha aggiunto D’Addezio -. Questo è uno dei motivi per cui il Vulcano Laziale è ritenuto non estinto”.

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